La città ha cominciato a contare i morti di una battaglia riesplosa dopo il discorso di Nasrallah, il capo di Hezbollah: "I provvedimenti presi dall'esecutivo equivalgono a una dichiarazione di guerra"
Beirut, 8 maggio 2008 - Il Libano è a un passo dalla guerra civile e religiosa. La guerriglia urbana tra miliziani di Hezbollah e filogovernativi ha subito un'escalation che ha riportato il Paese dei Cedri al quindicennio 1975-1990, quando la capitale libanese era diventata un paradigma della violenza settaria.
La città ha cominciato a contare i morti di una battaglia riesplosa nel tardo pomeriggio, dopo il discorso di Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah. Nessuno ricorda più l'origine della protesta, ovvero lo sciopero generale per l'aumento dei minimi salariali. La rabbia per l'aumento dei prezzi si è innestata su un tronco di rancore, nutrito da sei mesi di stallo politico-costituzionale in cui filo e antisiriani non sono riusciti a trovare un accordo per l'elezione del presidente della Repubblica, carica vacante da novembre.
La scelta del governo di eliminare le infrastrutture di comunicazione di Hezbollah e rimuovere dalla carica il direttore dell'aeroporto di Beirut, ritenuto vicino al Partito di Dio, ha acceso la miccia. Secondo l'inviato dell'ONU in Medio Oriente, Terje Roed Larsen, Hezbollah dispone di un network dii comunicazioni e di sicurezza in grado di coprire tutta l'area a sud del fiume Litani e che si connette «a un network siriano oltre il confine». Si tratta di «un'infrastruttura separata» che attraversa il monte Libano da sud a nord, attraversa i campi di profughi palestinesi e la valle della Bekaa. Quanto all'aeroporto, Hezbollah vi avrebbe installato un sistema di telecamere di sorveglianza.
I provvedimenti presi dall'esecutivo «equivalgono a una dichiarazione di guerra», ha detto Nasrallah in una video-conferenza stampa. «Dopo quella riunione di gabinetto il Libano non è più lo stesso», ha aggiunto.
Qualche minuto dopo queste parole, nelle strade di Beirut sono comparsi i miliziani di Hezbollah e Amal armati di kalashnikov e i blindati dell'esercito, in una cornice che fin dalla mattinata aveva fatto vedere, nella capitale e in diversi villaggi della Bekaa, scuole e negozi chiusi, automobili rovesciate, cassonetti e copertoni date alle fiamme. Sono rimaste bloccate le principali strade della capitale, compresa quella che porta all'aeroporto.
La compagnia di bandiera libanese, Middle East Airlines, «in attesa di sviluppi positivi» ha cancellato tutti i voli.
Fonti della sicurezza hanno riferito di incidenti nei quartieri meridionali della capitale, roccheforti dell'Hezbollah, e in alcuni villaggi nella Valle della Bekaa, dove vi sono stati almeno tre feriti.
Ma il bilancio più pesante si è avuto nella capitale: sette morti secondo fonti mediche e della sicurezza; almeno quindici, i feriti. Quanto basta per impensierire gli Stati Uniti, grandi sostenitori di Siniora e nemici storici della Siria, e le Nazioni Unite. Washington ha intimato a Hezbollah di fermare le sue azioni «distruttive» mentre il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha invitato alla «calma» e alla «moderazione».
Saad Hariri, figlio dell'ex primo ministro morto in un attentato nel 2005 e leader della maggioranza di governo, ha tentato un disperato appello a Hezbollah. Hariri ha fatto intendere che il governo potrebbe fare marcia indietro sui provvedimenti, oggetto di un «fraintendimento» da parte di Hezbollah. Il Partito di Dio, ha detto, non è nel mirino dell'esecutivo ed ' bene che rinunci «all'assedio» di Beirut e a quella che può diventare una 'fitnà, una guerra confessionale, tra sunniti e sciiti. Al Manar, tv di Hezbollah, ha fatto sapere che l'appello di Hariri è stato respinto. E per il Libano si apre il baratro.
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