Per spiegare il suo comportamento ha tirato in ballo anche la rigidità dell'educazione nazista il 73enne austriaco che ha tenuto segregata per 24 anni nella cantina di casa la figlia e l'ha ripetutamente violentata
Roma, 8 maggio 2008 - Per spiegare il suo comportamento ha tirato in ballo anche la rigidità dell'educazione nazista Josef Fritzl, il 73enne austriaco che ha tenuto segregata per 24 anni nella cantina di casa la figlia e l'ha ripetutamente violentata, tanto da farle partorire sette figli-fratelli. "Sono cresciuto ai tempi del nazismo, allora una disciplina severa era molto importante", ha spiegato Fritzl al suo avvocato, Rudolf Mayer, secondo quanto riportato dal magazine austriaco "News"."Probabilmente ho ripreso qualcosa" di quella disciplina, ma "inconsciamente. E comunque non sono un mostro, come vengo presentato ora sui media".
Nei giorni scorsi Natascha Kampusch, la ragazza tenuta rinchiusa per oltre otto anni in una casa alla periferia di Vienna prima di fuggire dal suo aguzzino nell'agosto del 2006, aveva dichiarato che il caso di Fritzl poteva essere visto anche come una conseguenza del nazismo e della sua educazione autoritaria.
Nel protocollo diffuso da News emergono numerosi dettagli sulla vita all'interno della cantina di Amstetten, in Bassa Austria, dove Fritzl teneva prigionieri, oltre alla figlia Elisabeth, anche tre dei sette figli avuti da lei (uno dei quali morto dopo il parto). "Ho provato a provvedere ai miei figli giù in cantina nel modo migliore possibile. Quando andavo nel bunker portavo fiori a mia figlia, libri e animali di pezza ai bambini; guardavo con loro dei film d'avventura al videoregistratore, mentre Elisabeth cucinava i nostri piatti preferiti", ha spiegato l'uomo.
Una simpatica vita di famiglia insomma, duplicato di quella del piano di sopra. Nello scantinato venivano festeggiate anche le ricorrenze, come Natale e compleanni; Fritzl da buon padre portava di nascosto giù in cantina i regali, i dolci e l'albero. "Dopo la nascita di Felix a fine 2002 ho persino regalato a Elisabeth una lavatrice", ha aggiunto.
E allo 'normalità', ci credeva? Forse no. "Sapevo continuamente, in tutti i 24 anni, che quello che facevo non era giusto, che dovevo essere matto perché facevo qualcosa del genere. Tuttavia per me è diventato sempre più ovvio condurre una seconda vita nella cantina di casa", ha raccontato al suo avvocato il padre-aguzzino.
Fritzl ha anche ammesso di aver provato in gioventù dei sentimenti incestuosi per sua madre, definita "la migliore donna del mondo", "una donna forte, che mi ha educato alla disciplina, all'ordine e allo zelo". E, sui motivi per cui ha sposato sua moglie, Rosemarie, ha chiarito: "il mio desiderio più intimo era quello di avere un giorno molti bambini" e lei "mi sembrava la madre adatta".
Dalle confessioni del "mostro di Amstetten" emergono poi nuovi dettagli dei metodi intimidatori usati per dominare la famiglia segreta. Fritzl raccontava ai bambini di non toccare le porte della cantina, altrimenti sarebbero stati uccisi dai circuiti elettrici. Ogni volta che usciva, inoltre, attivava un dispositivo a tempo che consentiva alle porte di aprirsi automaticamente dopo un certo periodo da lui indicato. "Se fossi morto, Elisabeth e i piccoli sarebbero stati liberi".
Al suo avvocato ha rivelato di non voler morire. "Voglio soltanto una cosa: pagare".In alcune lettere scritte poche settimane prima di essere sequestrata e diffuse oggi dalla stampa austriaca e tedesca, Elisabeth rivelava a un amico di voler lasciare presto la casa dei genitori e di volersi trasferire in un appartamento con la sorella e il ragazzo di quest'ultima.
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