I militari al potere hanno voluto dimostrare che il Paese è sotto il loro totale controllo mantenendo il referendum e limitando l'entrata degli operatori umanitari. Ma più di un milione e mezzo di birmani sono travolti da una delle peggiori catastrofi naturali
Bangkok, 10 maggio 2008 - Una settimana dopo il passaggio del ciclone, la giunta birmana ha voluto dimostrare che il Paese è sotto il suo totale controllo mantenendo il referendum e limitando l'entrata degli operatori umanitari. Più di un milione e mezzo di birmani sono stati colpiti da una delle peggiori catastrofi naturali della storia recente.
Nonostante l'urgente bisogno, i generali birmani, ossessionati dalla difesa della sovranità nazionale, impongono condizioni drastiche all'ingresso degli aiuti internazionali. E, oggi, il referendum per approvare una nuova Costituzione si è svolto nella maggior parte del Paese e la televisione di Stato ha diffuso delle clip musicali invitando la popolazione a votare "sì".
Invito apparentemente raccolto visto che secondo testimoni e funzionari locali che hanno assistito allo spoglio dei voti l'80-90% dei suffragi sono a favore del nuovo testo costituzionale. I risultati definitivi del referendum non saranno annunciati fino a quando non si voterà, il 24 maggio, anche nelle zone colpite dal ciclone.
"Vogliono dimostrare di essere in totale controllo della situazione", afferma Win Min, analista birmano rifugiato in Thailandia. "Pensano che se avessero modificato la data (del referendum), avrebbero mostrato di non poter fare il loro lavoro", rincara Sunai Phasuk, consulente per l'organizzazione di difesa dei diritti umani Human Rights Watch (Hrw).
I militari birmani, al potere dal 1962, "hanno quasi tutti lo stesso modo di pensare: non possono ammettere gli errori e hanno bisogno di dimostrare che sono ai comandi", aggiunge. Accettare massicci aiuti stranieri nuocerebbe alla loro immagine, giudica Win Min. "E' come in una famiglia in cui il padre vuole che gli altri membri dipendano unicamente da lui. Il generalissimo Than Shwe (numero uno birmano) vuole che la gente dipenda da lui e dai suoi militari".
Per Leon de Riedmatten, responsabile per la Birmania presso il Centro per il dialogo umanitario, la cui sede è in Svizzera, la decisione di mantenere il referendum ha certamente anche il suo aspetto "irrazionale". L'astrologia gioca un ruolo importante nelle grandi decisioni di Than Shwe. "Degli indovini gli avranno certamente detto che il 10 (maggio) era la data che bisognava mantenere", ha commentato.
L'esercito si presenta come garante della stabilità e della sovranità di un Paese sotto dipendenza britannica fino al 1948, oltre che come il solo capace di garantire l'unità territoriale e d'evitare "la disintegrazione della nazione" a fronte delle rivolte delle minoranze etniche. I militari "hanno guidato il Paese per decenni senza Costituzione", rileva Sunai Phasuk. Ma "il regime ha disperatamente bisogno di trovare un fondamento legale per poter conservare il potere indefinitamente", afferma.
La giunta presenta la nuova Costituzione come un'apertura politica sostenendo che consentirà elezioni multipartitiche nel 2010. Ma, per l'opposizione guidata dal Premio Nobel della Pace Aung San Suu Kyi, il testo non fa altro che perpetuare la presa dei militari sul potere.
Malgrado le abbondanti risorse naturali soprattutto di gas, e mentre il regime conduce uno stile di vita dispendioso - le immagini del sontuoso matrimonio della figlia di Than Shwe sono circolate su internet a fine 2006 - il Paese negli ultimi dieci anni è sprofondato nella miseria. Secondo la Banca mondiale, una famiglia su quattro vive sotto la soglia della povertà.
"Mentre la maggioranza dei Paesi dell'Asia ha fatto dei progressi importanti in termini di pace, di libertà politiche e di crescita economica, la Birmania si è atrofizzata", sosteneva a gennaio un rapporto dell'influente gruppo di riflessione International Crisis Group. Ma, per Sunai Phasuk, mantenendo il referendum, il regime "fa un errore ancora più grosso" dell'aumento dei prezzi del carburante all'origine delle manifestazioni guidate dai monaci l'anno scorso e violentemente represse dalle forze di sicurezza. "Sono state proprio loro a fornire valide ragioni ai gravi sollevamenti", afferma. "La giunta ha così ridotto i tempi della sua permanenza al potere".
PAM RECUPERA CARICHI DI AEREO ARRIVATO OGGI
Il Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu ha annunciato questa sera di aver recuperato il carico di aiuti arrivato a bordo di uno dei suoi aerei in Birmania per soccorrere le vittime del ciclone Nargis.
"Il carico è nelle nostre mani. Ce lo hanno restituito", ha dichiarato Marcus Prior, un portavoce del Pam a Bangkok, sostenendo che prima vi era stato un "malinteso" riguardo quanto dichiarato sui carichi arrivati a bordo di due aerei dell'Onu nella giornata.
Il portavoce per contro non è stato in grado di dire qual'era lo status del secondo aereo dell'Onu arrivato oggi a Rangoon, un apparecchio dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati che arrivava da Dubai con un carico di biscotti energizzanti. Il carico di altri due aerei del Pam arrivati ieri per contro sono ancora nelle mani delle autorità birmane, ha precisato, aggiungendo che le discussioni proseguivano sull'argomento.
"Siamo fiduciosi che ce li restituiscano", ha detto all'Afp. Il carico del Pam arrivato oggi contiene materiale per ricoveri e strumenti di comunicazione per allestire un quartier generale per i soccorsi. Il ciclone, che ha investito la Birmania lo scorso fine se le week-end dernier, ha provocato almeno 23.000 morti e 37.000 dispersi, secondo un bilancio ufficiale.
GIUNTA DISTRIBUISCE AIUTI STRANIERI CON NOMI GENERALI
La giunta birmana ha distribuito gli aiuti internazionali etichettandoli con i nomi dei suoi generali nel tentativo di trasformare l'operazione in un esercizio di propaganda. In quella che un portavoce del Programma alimentare mondiale (Pam) ha definito "una buona notizia", i carichi giunti oggi via aerea su due voli organizzati dall'agenzia sono stati restituiti. Il giorno precedente due carichi del Pam erano stati sequestrati dalle autorità.
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