L'ex first lady democratica ha battuto di trentanove punti l'avversario. Il senatore dell'Illinois ha tuttavia, in termini di delegati e superdelegati, una netta superiorità. La Clinton dovrebbe vincere il 71 per cento delle poltrone che rimangono in palio
New York, 14 maggio 2008 - L'ex first lady democratica Hillary Clinton ha messo a segno , questa notte, una grande vittoria in un piccolo Stato, la West Virginia e ha assicurato che non rinuncerà alla sua candidatura fino a quando non sarà chiuso il ciclo delle primarie, all'inizio di giugno, non la settimana prossima. Battuto di trentanove punti, come avevano previsto i sondaggi della vigilia, Obama ha tuttavia dato pochi segni di preoccupazione. Mentre Clinton festeggiava il suo trionfo a Charleston, Obama era in Missouri, uno Stato che ha già votato mesi fa nelle primarie, a preparare il terreno per la sua sfida al repubblicano John McCain.
Con il 65 per cento dei seggi scrutinati il vantaggio di Clinton su Obama in West Virginia è enorme, 66 per cento a 27 per cento.
Ma altrettanto grande è il vantaggio di Obama in termini di delegati e superdelegati. Ne mancano meno di 140 al traguardo di 2025, il quorum per essere il candidato del partito alle prossime presidenziale. Clinton dovrebbe vincere il 71 per cento dei delegati che rimangono in palio e dei superdelegati del partito ancora neutrali. I delegati in palio questa notte erano solo 28.
Ma l'ex first lady ci crede ancora. "Ammiro Obama, ma io sono più forte", ha detto ai suoi sostenitori. Si è rivolta agli elettori di Kentucky, Oregon, Sud Dakota, Montana e Porto Rico che voteranno negli ultimi cinque appuntamenti con le primarie.
Ma si è rivolta anche ai dignitari del partito, i superdelegati indecisi e la commissione democratica che il 31 maggio dovrà decidere se e come risolvere la grana di Michigan e Florida, i due Stati 'squalificati' dal concorso per violazione delle norme del partito. Il vertice del partito è aperto alle telecamere dei media.
"Sono più determinata che mai - ha detto la senatrice di New York - a portare avanti la campagna elettorale fino a quando tutti non avranno votato". Come a dire: chi si aspetta un ritiro martedì prossimo dopo il voto in Oregon e Kentucky si sbaglia.
Non ha attaccato Obama apertamente, ha anzi promesso di battersi "con tutto il cuore per il candidato democratico" qualora non toccasse a lei, ma adesso a suo avviso la vittoria si ottiene con 2209 delegati, non con 2025. Tiene conto cioè dei delegati squalificati di Michigan e Florida, due Stati che ha vinto. E si spinge oltre: Clinton dice di aver vinto negli Stati dove i voti contano di più. Ohio, Pennsylvania, Florida e ora West Virginia.
La battaglia continua: la figlia di Clinton, Chelsea, era a Porto Rico a far campagna elettorale e a festeggiare la vittoria in West Virginia. La moglie di Barack Obama, Michelle, arriverà a Porto Rico oggi.
Ma dalle primarie di questa notte Obama esce ancora una volta indebolito: persino l'ex senatore della Carolina del Nord John Edwards, che si è ritirato dalla corsa per la Casa Bianca mesi fa, ha ottenuto un risultato di tutto rispetto in West Virginia, il 7 per cento dei voti. Come a dire che molti di coloro che non hanno votato per Clinton, comunque non hanno votato per Obama.
Solo un terzo degli elettori di Clinton ammettono che voterebbero per Obama a novembre, nelle elezioni vere e proprie. E un bianco su cinque ammette che non vuole un presidente nero, in un rigurgito di razzismo che fino a questo momento è emerso solo in Mississippi.
Clinton ha vinto, anzi stravinto nel voto delle tute blu, ha vinto nelle campagne lungo il fiume Ohio, a cavallo di Stati come Ohio e Kentucky. Le zone dove si decide la corsa per la Casa Bianca. E ora cerca di mettere un dubbio nella testa dei democratici: "Pensateci bene - dice - scegliere un candidato è un compito solenne".
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