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LIBANO

Accordo per la fine della crisi

La Lega araba ha raggiunto a Beirut un accordo con i vari partiti libanesi, allo scopo di porre fine alla crisi che paralizza il Paese da diciotto mesi ed è degenerata la settimana scorsa in scontri mortali

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Libano Beirut, 15 maggio 2008 - La Lega araba ha raggiunto a Beirut un accordo con i vari partiti libanesi, allo scopo di porre fine alla crisi che paralizza il Paese da diciotto mesi ed è degenerata la settimana scorsa in scontri mortali.

 

L'intesa segue la revoca, da parte del governo, di due provvedimenti nei confronti di Hezbollah, interpretata come un gesto di conciliazione di fronte al potente movimento sciita, che guida l'opposizione e si è impadronito con le armi, una settimana fa, di molti quartieri della capitale libanese.

 

Come conseguenza diretta di questa distensione, il traffico commerciale è ripreso all'aeroporto internazionale di Beirut, paralizzato dall'8 maggio, con un primo volo atteso in serata da Parigi. Gli sbarramenti di Hezbollah che bloccano la strada per l'aeroporto in segno di "disobbedienza civile" dovrebbero essere smantellati alla fine della giornata. "Siamo stati informati dalla delegazione della Lega araba che è stato concluso un accordo", ha annunciato un responsabile della maggioranza parlamentare antisiriana. L'accordo, negoziato da una delegazione ministeriale arrivata ieri a Beirut, include "una ripresa del dialogo" in Qatar tra la maggioranza e l'opposizione oltre "alla fine della campagna di disobbedienza civile dell'opposizione": lo ha indicato un responsabile della stessa opposizione. Saranno inoltre affrontate le "questioni di sicurezza", ha aggiunto, sottolineando che "l'esercito sarà il solo con il compito di mantenere la sicurezza".

 

Dopo le violenze, la maggioranza insiste infatti perché Hezbollah si impegni "solennemente" a non utilizzare le sue armi "contro i libanese". Mentre tutte le milizie libanesi hanno ufficialmente deposto le armi, Hezbollah giustifica il mantenimento del suo arsenale con la necessità di difendersi da Israele. I negoziati devono svolgersi in Qatar, un emirato del Golfo che mantiene rapporti molto buoni con l'opposizione libanese e guida la delegazione a Beirut. Nella notte il governo - sostenuto dagli occidentali e dalla maggioranza dei Paesi arabi - ha annullato due misure annunciate il 6 maggio per contrastare l'influenza di Hezbollah, che aveva scatenato la più cruenta ondata di violenza dalla guerra civile (1975-90), con 65 morti e 200 feriti. Costretto a cedere alla pressione, il governo rischia ora di trovarsi in posizione di debolezza per negoziare di fronte all'opposizione, alleata dell'Iran e della Siria.

 

Coinvolto da diciotto mesi in una braccio di ferro con Hezbollah che rivendica per l'opposizione una maggiore influenza nell'ambito del potere, il governo voleva indagare su una rete di telecomunicazioni parallela realizzata dal partito sciita e allontanare il capo della sicurezza dell'aeroporto di Beirut, ritenuto vicino a Hezbollah. Queste due misure, accolte come una "dichiarazione di guerra" da Hezbollah, avevano dato il via alle violenze confessionali.
 

 









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