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PECHINO 2008 / CERIMONIA D'APERTURA

Olimpiadi, il governo italiano nicchia:
"Faremo quel che dice la Ue"

Il sottosegretario Mantica: "Partecipazione alla cerimonia inaugurale non ancora decisa". Frattini: "Ma non è esclusa". Il governo non sarebbe orientato ad inviare una rappresentanza di alto livello

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Olimpiadi di Pechino 2008 Roma, 11 giugno 2008 - È durata poche ore la divergenza tra il ministro degli Esteri Franco Frattini e il suo sottosegretario Alfredo Mantica. Tutto il tempo che entrambi hanno passato di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato e durante il quale si è diffusa nei corridoi di Montecitorio la voce che Mantica avesse dato il fatidico annuncio: il 'no' del governo italiano alla partecipazione alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Fonti della Farnesina si sono affrettate a precisare che la posizione è un'altra: è bene che i Paesi europei non si muovano in ordine sparso e l'Italia si adeguerà alle indicazioni dell'Ue.


A fine audizione è stato Frattini a fare chiarezza dicendo che «non è affatto esclusa» la partecipazione di una delegazione del governo italiano. «Se vi fosse un orientamento dell'Ue ci atterremmo, se non vi fosse deciderà il governo italiano», ha spiegato il titolare della Farnesina, «non cercate divisioni che non ci sono. Mantica ha letto un testo - che potrete vedere perché sarà nei resoconti - dove è scritto che ci atterremo alle direttive Ue». Direttive che, come ha sottolineato Frattini, «ancora non ci sono».


A scatenare la confusione era stata poco prima la risposta di Mantica a un'interrogazione del radicale eletto nelle liste del Pd, Matteo Mecacci. «La partecipazione delle autorità italiane alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici non è ancora stata decisa, ma al momento non vede favorevole il governo italiano» aveva detto.


Frattini è apparso più cauto. «È evidente che la tradizione vuole, trattandosi di inviti che fa il Cio, che la rappresentanza sia del ministro dello Sport, nel nostro caso sottosegretario», ha ricordato il titolare della Farnesina. «Per altri livelli di partecipazione governativa», ha aggiunto, «decideremo».
 

Sulla partecipazione o meno dell'Italia alla cerimonia anche il governo Prodi aveva mantenuto una certa cautela, preferendo attendere che fosse Bruxelles a dare la linea guida.
Solo l'allora ministro dello Sport Giovanna Melandri aveva proposto a fine marzo in un'intervista che «in assenza di una disponibilità della Cina a riallacciare il dialogo con il Dalai Lama le delegazioni politiche e istituzionali» disertassero la cerimonia pur senza boicottare i giochi.
 

Ma in pochi mesi le cose sono cambiate: non c'è più un ministro dello Sport, ma un sottosegretario con delega - Rocco Crimi - e soprattutto tra Pechino e il Dalai Lama si è riallacciato un tenue dialogo, condizionato - come ha detto ieri il ministro degli Esteri cinese - alla cessazione delle violenze secessioniste in Tibet.

  • 11/06/2008 18:01
    Zaven
    Abbiamo riconosciuto la Repubblica popolare Cinese di Mao a suo tempo e democristiani(Andreotti in Testa), Comunisti(Berlinguer & C. in testa), Socialisti(Craxi e la sua truppa)hanno fatto a gara e carte false per stringere la mano insanguinata di Mao (che aveva occupato con la forza il Tibet) ed i suoi seguaci . Ora cosa facciamo ? Forse i falsi moralisti perche qualcuno dei nostri baldi socialcattocomunisti , pacifisti piagnucoloni e/o no-global si sono resi conto che il PC Cinese ha promosso con enorme successo ed in grande stile l'odiato capitalismo?? Ma fatemi il piacere turiamoci il naso e andiamo a Pechino senza induggio. Zaven
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