Il presidente francese: "Non ci può essere pace se gli stessi palestinesi non combattono il terrorismo e se non si riconosce Gerusalemme come capitale di due Stati garantendo libertà di accesso ai luoghi sacri per tutte le religioni"
Roma, 23 giugno 2008 - Appello di Nicolas Sarkozy al Parlamento israeliano perchè si fermi la costruzione di nuovi insediamenti ebraici. "Non ci può essere pace senza uno stop agli insediamenti", ha dichiarato il presidente francese in un discorso davanti alla Knesset. Sarkozy ha ricordato che c'è una proposta di legge all'esame del Parlamento israeliano che "incoraggerebbe i coloni a lasciare la Cisgiordania in cambio di indennizzi e di una ricollocazione in Israele".
Negli ultimi mesi il governo del premier Ehud Olmert ha annunciato la costruzione di nuovi alloggi per i coloni in Cisgiordania, un piano che ha fatto infuriare i palestinesi ed è stato criticato dalla comunità internazionale.
Sarkozy ha anche chiesto che Israele allenti le restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi in Cisgiordania, pregiudicata dai tanti controlli e posti di blocco operato dalle truppe israeliane.
Per il presidente francese "non ci può essere pace se gli stessi palestinesi non combattono il terrorismo e se non si riconosce Gerusalemme come capitale di due Stati garantendo libertà di accesso ai luoghi sacri per tutte le religioni".
L'appello di Sarkozy arriva alla vigilia dell'incontro che avrà domani a Betlemme con il presidente dell'Anp, Abu Mazen, e soprattutto del vertice, in programma sempre domani a Sharm-el-Sheikh, tra il presidente egiziano Hosni Mubarak e Olmert. L'Egitto ha mediato la tregua tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza e ora sta negoziando la liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit nell'ambito di uno scambio di prigionieri tra lo Stato ebraico e il movimento islamico.
Il presidente della Repubblica italiano, Giorgio Napolitano, in una telefonata a Mubarak, ha espresso l'auspicio che la tregua «possa essere la premessa per ulteriori progressi» con la liberazione di Shalit e l'avvio dei «negoziati tra Israele ed Autorità Palestinese sullo status finale».
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