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A POCHE SETTIMANE DALL'OLIMPIADE

La Cina 'riapre' il Tibet ai turisti
"Ora è un territorio sicuro"

Secondo l'agenzia Nuova Cina, i primi ad arrivare saranno due svedesi. Non è stato chiarito se il nulla osta riguarda anche diplomatici e giornalisti, bloccati dopo le manifestazioni anti-Cina e la repressione del governo centrale

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Tibet Pechino, 24 giugno 2008 - Il Tibet sarà nuovamente aperto ai turisti stranieri a partire da domani. Secondo quanto riferito dall'agenzia Nuova Cina, un piccolo gruppo di cittadini stranieri è atteso per domani a Lhasa, teatro delle manifestazioni di protesta contro l'autorità cinese del marzo scorso, sfociate in ripetuti episodi di violenza. I primi turisti a cui è stato concesso il visto sono due svedesi che arriveranno a Lhasa domani, mentre altri quattro, provenienti da Singapore, arriveranno domenica.

Dopo la repressione delle manifestazioni di marzo, le autorità cinesi avevano chiuso l'accesso alla regione dell'Himalaya a tutti i visitatori. L'hotel Lhasa, uno dei principali alberghi della capitale tibetana, è stato costretto a licenziare più di tre quarti del personale proprio a causa del crollo degli affari.
 

 

Qualche tempo dopo Pechino ha deciso di consentire l'accesso a tutti i cinesi, mantenendo il divieto per gli stranieri e i giornalisti. E non è ancora chiaro se la riapertura di domani riguarda anche i giornalisti ed i diplomatici stranieri, e se verranno riaperte anche le zone a popolazione delle vicine province del Gansu, Qinghai e Sichuan, che sono state chiuse a tutti gli osservatori stranieri dopo che le manifestazioni di protesta anticinesi, iniziate in marzo nella capitale del Tibet, Lhasa, si sono estese ad altre zone a popolazione tibetana.


Un funzionario locale afferma il passaggio della fiaccola olimpica da Lhasa sabato scorso ha dimostrato che il Tibet e' ''sicuro'' ed ha aggiunto che i turisti sia cinesi che stranieri sono ''i benvenuti'' nel territorio. Proprio in occasione del passaggio da Lhasa della fiaccola olimpica, avvenuto sotto stringenti misure di sicurezza, Pechino ha annunciato che oltre mille delle persone detenute per le proteste sono state rilasciate. Altri 42 tibetani rimangono in prigione e sono accusati di reati gravi, per i quali saranno processati ''secondo la legge''.

Un incontro tra rappresentanti del governo cinese e del Dalai Lama e' avvenuto in aprile nella Cina meridionale e si e' concluso con l' accordo a proseguire i colloqui nel tentativo di trovare una soluzione accettabile dalle due parti. La data per il secondo incontro non e' ancora stata fissata.

Secondo alcuni responsabili tibetani in esilio, 203 persone sono state uccise durante le manifestazioni di protesta che hanno fatto seguito ai cortei pacifici dei monaci buddisti.
Il governo cinese sostiene che in tutto le vittime sono state una ventina, tutti civili o poliziotti cinesi uccisi dai manifestanti tibetani.










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