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IL 'BALLOTTAGGIO DEL TERRORE'

Lo Zimbabwe esplode, caccia all’uomo
L'opposizione: "Subito truppe di pace"

Mugabe conferma. "Si va alle urne". Gli Usa: "Nessun riconocimento". L'Onu è in allarme per l'aumento della violenza nel Paese africano

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Il presidente dello Zimbawe, Robert Mugabe Roma, 26 giugno 2008 - A poche ore dal 'ballottaggio del terrore' il presidente-dittatore Mugabe fa dire agli uomini del suo governo: "Le elezioni si terranno regolarmente". L’Onu è in allarme per l’aumento della violenza nel paese, per le squadre della morte che uccidono i membri dell’opposizione e per la polizia che incarcera chi non si schiera col partito al potere. Anche il Sudafrica ha iniziato a prendere le distanze da Mugabe mentre alcuni leader della regione invocano l’invio di truppe di pace africane per normalizzare la situazione prima che esploda una tremenda guerra civile.

 

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, spingendosi più avanti rispetto alla risoluzione di condanna della violenza votata dal Consiglio di Sicurezza aveva chiesto ad alta voce un "posticipo del voto". Ieri la Casa Bianca ha fatto sapere che "non riconoscerà l’esito della consultazione di venerdì".

 

Il leader dell’opposizione tsvangirai, lo sfidante di Mugabe, che alcuni giorni fa si è ritirato dalla corsa per paura di venir ucciso, ieri è uscito brevemente dal suo rifugio nell’ambasciata olandese per parlare ai giornalisti e ha detto: "Chiedo all’unione degli Stati Africani di guidare l’iniziativa sostenuta dall’Onu per gestire quello che può venir considerato un periodo di transizione…..Chiedo anche che tutti i detenuti politici devono essere liberati immediatamente….Non vogliamo in Zimbabwe un intervento militare, ma chiediamo truppe per il mantenimento della pace".

 

Da Harare intanto coraggiosi giornalisti che riescono a comunicare con l’esterno fanno sapere che la polizia ha fatto diverse irruzioni nelle sedi del partito d’opposizione MDC soprattutto nell’est del paese caricando sui furgoni i dirigenti che si trovavano all’interno. Si parla violenza selvaggia nelle strade, di caccia all’uomo e all’oppositore.

 

La situazuione peggiora col passare delle ore. Con la presa di posizione anche dei leader africani però dopo quelli occidentali, intorno a Mugabe, padre-padrone del paese da 28 anni, si sta facendo il vuoto. Nel summit d’emergenza che si è tenuto nello Swaziland gli africani hanno chiesto il rinvio del voto perché "la leggittimità e la credibilità non è garantita dalle attuali circostanze e nessun osservatore internazionale intende certificare il ballottaggio farsa". Secondo la commissione elettorale però le cose procedono e Mugabe si trova ad essere candidato unico.

 

In Egitto nel fine settimana si terrà un altro vertice che pottrebbe deligittimare il risultato del ballottaggio di venerdì se Mugabe diventasse, come appare certo, il trionfatore del voto del terrore. C’è chi vede nelle situazione dello Zimbabwe il ripetersi del genocidio del Ruanda nel 1994. I fedelissimi di Mugabe, consapevoli di avere ricevuto meno voti dell’opposizione, si muovono come belve scatenate per ribaltare la situazione.

 

Tra i leader africani solo Thabo Mbeki, il presidente sudafricano, è sembrato soffice e reticente con Mugabe, ma c’è chi pensa di sostituirlo nella commissione ristretta dei leader che nei prossimi giorni intendono mandare un segnale definitivo al padre-padrone affinchè ordini la fine delle violenze e si apra ad una transizione che porti ad un governo di unità popolare con l’opposizione, prima di un nuovo e libero voto.

 

E intanto Mugabe non nè più "sir" onorario in Gran Bretagna E’ il primo straniero a cui il governo britannico revoca l'onoreficenza concessa. Prima di lui, fu colpito da un provvedimento simile il dittatore rumeno Nicolae Ceausescu, privato del titolo di 'sir' alla vigilia della sua esecuzione, avvenuta il giorno di Natale del 1989.


 

Giampaolo Pioli










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