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TENSIONE NEL PAESE AFRICANO

Zimbabwe, è il giorno del 'ballottaggio'
Frattini per il ritiro degli ambasciatori

I ministri degli Esteri degli otto 'Grandi', a Kyoto per la riunione di preparazione al vertice del 7-9 luglio sull'isola giapponese di Hokkaido, hanno condannato il regime di Harare per "la violenza sistematica, l'ostruzione e l'intimidazione che hanno reso impossibili elezioni libere e giuste"

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Il presidente dello Zimbawe, Robert Mugabe Kyoto, 27 giugno 2008 - Duro monito del G8 al presidente uscente dello Zimbabwe, Robert Mugabe: i ministri degli Esteri degli otto 'Grandi', a Kyoto per la riunione di preparazione al vertice del 7-9 luglio sull'isola giapponese di Hokkaido, hanno "condannato" il regime di Harare per "la violenza sistematica, l'ostruzione e l'intimidazione che hanno reso impossibili elezioni libere e giuste" e, hanno avvertito, non accetteranno "la legittimità di alcun governo che non rifletta la volontà del popolo dello Zimbabwe".

Mentre il segretario di Stato americano Condoleezza Rice annunciava che gli Usa porteranno il dibattito su eventuali nuove sanzioni davanti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che il mese prossimo presiederanno, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha spiegato che Roma chiederà alla Francia, a sua volta destinata ad assumere il 1° luglio la Presidenza semestrale di turno dell'Unione Europea, di valutare il ritiro dall'ex Rhodesia degli ambasciatori degli Stati membri dell'Ue.

Nella conferenza stampa tenuta al termine della riunione di Kyoto sia Rice sia il pari grado britannico David Miliband sono stati molto duri con Mugabe, candidato unico nel ballottaggio presidenziale che si tiene oggi nel Paese africano, dopo il ritiro del leader dell'opposizione Morgan Tzvangarai, il quale ha denunciato intimidazioni e violenze e da domenica scorsa è rifugiato nell'ambasciata olandese ad Harare. L'esito di tale elezione "non può essere accettato", ha avvertito il capo della diplomazia Usa. "Ne parleremo in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per vedere che cosa si può fare".

A Rice ha fatto eco il titolare del Foreign Office: "Nessuno di noi crede che le pseudo-elezioni di oggi possano essere credibili", ha sottolineato Miliband, che ha nuovamente denuciato la "brutalità" del regime dell'anziano leader africano. A suo parere "la crisi nello Zimbabwe è un problema per tutta l'Africa", ed è "un argomento di cui si deve occupare il Consiglio di Sicurezza".

Dal canto suo Frattini, secondo il quale la Presidenza statunitense potrebbe inserire il dibattito all'ordine del giorno del Consiglio già lunedì o martedì, ha affermato che chiederà al collega francese Bernard Kouchner "considerazioni rapide su un richiamo degli ambasciatori" europei dallo Zimbabwe. "È intenzione italiana" proseguire in questa direzione, ha precisato il titolare della Farnesina, perché "non possiamo dare credito a quel governo". "La rielezione di Mugabe non è considerata espressione di un legittimo governo del Paese", ha aggiunto Frattini, il quale ha spiegato che su questo punto c'è stata una sostanziale identità di vedute con gli omologhi del G8; solo divergenze "marginali" da parte del vice ministro degli Esteri russo, Andrei Denisov, che ha insistito sulla necessità di una soluzione tutta africana alla crisi. Frattini si è detto favorevole a una gestione della questione da parte dell'Unione Africana, ma non ha escluso un'azione della comunità internazionale che, ha puntualizzato, non deve "alzare le spalle" di fronte alle violazioni perpetrate dal regime di Mugabe.

Altri 'temi caldi' al centro del dibattito a Kyoto sono stati i programmi nucleari di Corea del Nord e Iran. Nel documento finale i capi delle diplomazie degli 'Otto' hanno esortato Teheran a "collaborare con la comunità internazionale" e a rinunciare alle proprie ambizioni nucleari. Sul tema, ha riferito Frattini, dalla riunione è emerso "scetticismo" rispetto alla possibilità che la Repubblica Islamica possa congelare le attività di arricchimento dell'uranio, come richiesto nella proposta del '5+1' presentata di recente da Javier Solana, alto rappresentante per la politica estera e di difesa comune dell'Ue. "Questo", ha continuato il ministro degli Esteri italiano, "non deve farci dimenticare come l'Iran debba ricevere messaggi di responsabilizzazione su altre aree che premono a noi, così come premono agli altri membri del G8". A tale proposito il il capo della Farnesina ha citato un "possibile" coinvolgimento del governo di Mahmoud Ahmadinejad nella lotta al narcotraffico in Afghanistan, e il contributo che Teheran potrebbe dare alla stabilità dell'Iraq. Frattini, infine, si è detto contrario a un superamento del formato '5+1', perché "non è ancora il momento di proporre una nuova formula negoziale". Il ministro nell'ultimo mese si è molto speso per fare entrare l'Italia nel gruppo che riunisce Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, più la Germania: un tentativo peraltro per il momento fallito a causa dell'opposizione di Berlino.

Sul fronte della Corea del Nord, Rice ha ribadito che la dichiarazione sulle attività nucleari presentata ieri da Pyongyang rappresenta un "passo positivo", anche se deve essere accompagnata dalle necessarie "verifiche". Infine, i ministri degli Esteri del G8 hanno sollecitato la giunta militare del Myanmar ad allentare le restanti restrizioni, così da accogliere nuovi aiuti internazionali a sostegno della popolazione dell'ex Birmania colpita in inizio maggio dal ciclone 'Nargis'; e si sono impegnati a "sostenere appieno il negoziato" di pace tra israeliani e palestinesi. 










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