Alla base militare di Catam la Betancourt descrive i momenti della liberazione
Bogotà, 3 luglio 2008 - "Stamattina mi sono svegliata alle 4, ho recitato le mie preghiere - racconta Betancourt, dopo l'arrivo alla base militare di Catam - speravamo tutti di essere liberati. Sono sopravvissuta grazie ai mezzi di comunicazione che avevo. Riuscivo a comunicare con i miei figli, con mia madre, alle 5 di mattina".
"Sapevo che ci avrebbero portato via per darci condizioni migliori, cominciavo a pensare che non ci avrebbero mai liberati. Vedevo l'elicottero e pensavo a un altro trasferimento. Ma era un elicottero bianco, diverso dagli altri. Siamo arrivati in un posto circondato da guerriglieri armati. Ad accoglierci persone che non conoscevo, mi chiedevo chi fossero - racconta Betancourt - e mi dicevo che forse avremmo rivissuto l'illusione della liberazione".
"Ma queste persone indossavano magliette con Che Guevara, pensavo fossero delle Farc - prosegue - e ci hanno detto di salire sull'elicottero, ammanettati. Era una situazione umiliante. Poi in quota ho visto che il comandante delle Farc era rimasto a terra, bendato. E queste persone ci hanno detto: "Siamo dell'esercito nazionale, siete liberi. E l'aereo quasi cadeva, perché abbiamo cominciato a saltare dalla gioia".
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