Il primo filmato di un detenuto nel carcere di Usa a Cuba è destinato a riaccendere le polemiche sul trattamento dei terroristi o presunti tali rinchiusi nel super-carcere creato dopo l'11 settembre. Anche perché il prigioniero è un ragazzino, sedicenne all'epoca del filmato girato nel 2003
Toronto, 15 luglio 2008 - Le immagini sono quelle di un interrogatorio 'di garanzia', le torture sono denunciate solo a parole. Ma è il primo video mai diffuso di un detenuto di Guantanamo ed è destinato a riaccendere le polemiche sul trattamento dei terroristi o presunti tali rinchiusi nel super-carcere creato dopo l'11 settembre.
Anche perchè il prigioniero è un ragazzino, sedicenne all'epoca del filmato girato nel 2003. E le immagini, rese pubbliche dai suoi legali che le hanno ottenute dopo l'ordinanza di un Tribunale, si aggiungono a un rapporto ufficiale che testimonia gli abusi da lui subiti prima e dopo.
Il prigioniero si chiama Omar Khadr, ha il passaporto canadese ed è di fronte a un ufficiale dell'intelligence del suo Paese. E' a Guantanamo perchè accusato di aver lanciato l'anno prima (il 2002) in Afghanistan una granata che ha ucciso un soldato americano.
Più che negare le sue colpe, chiede ripetutamente "aiuto" al suo interlocutore: in lacrime, mostrando le ferite riportate nella sparatoria al momento dell'arresto, lamentando di non essere stato curato e denunciando di essere stato torturato a Baghram, la base dell'aviazione statunitense in Afghanistan, prima di essere portato a Cuba.
Dieci minuti di filmato, quelli diffusi finora: un estratto delle 7 ore di immagini a disposizione degli avvocati di Omar Khadr, riprese dalla telecamera installata nella stanza dove il 'nemico combattente' ha parlato per quattro giorni con lo 007 canadese. Un filmato 'made in Cia' e destinato in origine a restare top-secret come gli altri.
Nel filmato si vede il ragazzo che a un certo punto apre la sua divisa-arancione, fa vedere le ferite e spiega di non riuscire più a muovere le braccia. "Mi sembra te le stiano curando bene" replica il suo interlocutore. "No, lei non è qui a Guantanamo...", obietta Khadr. L'uomo dei servizi canadesi lo accusa di cercare scuse per sottrarsi all'interrogatorio. "No, è lei che non si prende cura di me", risponde il detenuto.
Si va avanti così, con Khadr che a un certo punto inizia a singhiozzare con la testa nelle mani: "Aiutatemi, aiutatemi, aiutatemi". L'ultimo interrogatorio si conclude con l'agente dei servizi che dice al prigioniero di essere "molto dispiaciuto" del suo comportamento e della sua mancanza di cooperazione.
La diffusione delle immagini segue di pochi giorni un rapporto del Dipartimento Affari esteri canadese che riferisce della visita di un ufficiale dell'intelligence a Guantanamo, nel 2004, per raccogliere informazioni dai responsabili statunitense sui medodi usati per far parlare Khan. L'inviato dei servizi comunica si sui superiori che il prigioniero è stato spostato di cella ripetutamente e ogni tre ore (è la tecnica della privazione del sonno, usata per fiaccare la resistenza dei detenuti di Guantanamo), poi messo in isolamento per tre settimane e quindi interrogato ancora.
Tutti elementi che i suoi avvocati sperano possano "portare finalmente il Governo canadese a riconoscere che il cosiddetto 'processo legale' al quale è stato sottoposto Khadr è stato assolutamente indegno e abusivo". Ovvero: il primo ministro Stephen Harper chieda con forza all'Amministrazione Usa di far uscire Khadr da Guantanamo, destinazione Canada.
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