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GUERRA NEL CAUCASO

Georgia, i russi non se ne vanno
L'Abkhazia vuole il riconoscimento

Mosca aveva annunciato l'inizio delle operaizoni di ritiro martedì. La repubblica separatista chiederà formalmente a Mosca di riconoscere la sua indipendenza, la Duma pronta a dire di sì

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Tbilisi, 20 agosto 2008 - Una dozzina di camion militari in marcia oltrepassano il confine tra l'Ossezia del Sud e la Georgia. È l'unico segnale di un ritiro russo annunciato per tre volte e finora mai messo davvero in atto. «La situazione è molto insoddisfacente», ha detto un portavoce del governo tedesco dopo i rapporti che indicano la permanenza in territorio georgiano dei pezzi forti delle Forze armate russe: carri armati, batterie missilistiche e battaglioni al completo.


I russi rilanciano la palla: i georgiani radunano le forze per una nuova offensiva. A dirlo è il vice capo di Stato maggiore russo, Anatoly Nogovitsyn. I soldati di Mosca, ha aggiunto il generale, hanno abbattuto nella tarda serata di ieri un drone, ovvero un velivolo militare telecomandato che sorvolava il cielo di Vaziani per una missione di ricognizione.
«È la dimostrazione che Tbilisi non ha abbandonato i piani di aggressione», incoraggiata dalla decisione con cui la Nato ha messo in piedi una commissione per approfondire i legami con Tbilisi in vista di un ingresso di quest'ultima nell'Alleanza. «Questo è un elemento chiave che provocherà un nuovo tentativo di Blitzkrieg (guerra lampo, ndr.)».


In attesa del ritiro russo, la Georgia vede
'sparire' progressivamente dal suo territorio le due regioni indipendentiste. Il parlamento russo è pronto a riconoscere l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia. «Se è ciò che i popoli di queste repubbliche chiedono, lo faremo», ha detto il presidente, Sergei Mironov, fidatissimo del Cremlino. Una seduta straordinaria del Senato è stata fissata per il prossimo 25 agosto.

E intanto il parlamento dell'Abkhazia ha approvato oggi l'appello del presidente Serghei Bagapsh alla Russia di riconoscerne l'indipendenza. Il parlamento abkhazo ha approvato un analogo appello rivolto ai parlamenti e ai popoli di tutto il mondo. Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass.


Finisce nel nulla anche all'Onu «l'integrità territoriale» dello Stato ex sovietico. La Russia ha fermato una bozza di risoluzione che la citava, insieme con il piano di pace mediato dal presidente francese, Nicolas Sarkozy. «Sarebbe una perdita di tempo metterla al voto del Consiglio di sicurezza», ha detto l'ambasciatore Vitaly Churkyn, risparmiando alla Russia la fatica del veto e agli altri membri permanenti l'ennesima frustrazione.


Il conflitto russo-georgiano si tira dietro quello
, sempre latente e sul punto di esplodere, nel Medio Oriente. Nelle stesse ore in cui Condoleezza Rice firma l'intesa per lo scudo antimissile in Polonia, il presidente siriano, Bashar Assad, è corso a Mosca per firmare una serie di accordi di compravendita di armi che potrebbero farne un «scudo» simmetrico a quello aericano in Europa centrale. Mosca trova nel Medio Oriente ciò che Polonia e Repubblica ceca sono diventate per Washington, ovvero la base per l'installazione di una batteria di missili russi, gli Iskander: «In linea di principio siamo disponibili», ha detto Assad.


L'unica buona notizia è che la Croce Rosa Internazionale potrà accedere in Ossezia del Sud.










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