Uccisa una missionaria laica di 20 anni mentre tentava di salvare i bambini di un orfanotrofio nella regione dell'Orissa. La seconda vittima è un uomo, ferito gravemente un prete
Bhubaneshwar, 25 agosto 2008 - Due persone bruciate vive e un ferito grave; decine di chiese, locali che ospitano organizzazioni cristiane e case dati alle fiamme. Riscoppia la violenza contro i cristiani in India, nello stato orientale di Orissa, alimentata dagli estremisti indù.
L'ondata di violenze sarebbe mossa da spirito di ritorsione: gli indù accusano i cristiani dell'omicidio del leader del Vhp (Vishwa Hindu Parishad) Swami Laxmanananda Saraswati, ucciso a colpi di arma da fuoco sabato notte con altre quattro persone nel villaggio di Rupa; omicidio peraltro rivendicato dai guerriglieri maoisti. Ma quello dell'omicidio del leader indù appare solo come l'ultimo pretesto dei fondamentalisti per commettere violenze contro i cristiani, che rappresentano circa il 2% della popolazione indiana.
La prima vittima si chiamava Rajnie Majhie e aveva poco più di vent'anni: era una giovane missionaria laica, morta per salvare i bambini dell'orfanatrofio di Panampur, nel distretto di Bargarh. In un primo momento, si era parlato di una suora: notizia poi smentita all'agenzia di stampa "Misna" da monsignor Joseph Babu, portavoce della Conferenza episcopale indiana. Nell'incendio, ferito gravemente un prete.
"La ragazza è morta perché è rimasta indietro per far uscire tutti i bambini - ha raccontato alla Misna padre Alfonse Towpo, assistente del vescovo Lukas Merketta della diocesi di Sambalpur, sotto la cui competenza ricadeva l'orfanotrofio realizzato solo otto anni fa - e anche padre Eduard è rimasto gravemente ustionato per far scappare gli orfani".
Ora le preoccupazioni sono per tutti gli orfani, una ventina di bambini tra i cinque e i 14 anni, che sono fuggiti via dalle fiamme e nessuno sa dove siano: "Sono scappati per la paura e si sono nascosti chissà dove; non abbiamo idea di dove siano andati. Abbiamo chiesto aiuto a gruppi di volontari per aiutarci a trovarli, ma qui è già notte", ha aggiunto il religioso.
Padre Towpo ha raccontato anche di uno scampato pericolo a Madhupur, sempre nel distretto di Bargarh, dove gli estremisti indù hanno "dato alle fiamme e completamente distrutto la chiesa locale, la canonica, la casa delle suore e un collegio giovanile dove vivono 200 ragazzi". "Non ci sono state vittime - precisa il religioso - ma anche lì tutti i ragazzi sono fuggiti via e ora i loro parenti li stanno cercando nei dintorni".
La seconda vittima, riferisce l'agenzia "Press trust of India", è invece un uomo, Rasananda Pradhan, bruciato vivo nell'incendio - appiccato dagli estremisti - della sua casa, nel villaggio di Rupa, nel distretto di Kandhamal.
L'arcivescovo della diocesi di Cuttack-Bhubaneswar, Raphael Cheenath, ha smentito la notizia che una suora sia stata violentata e ha seccamente risposto alle accuse rivolte ai cristiani per l'omicidio del leader radicale indù: "Noi cristiani - ha detto ad "Asianews" - rifiutiamo la violenza e condanniamo ogni atto di terrorismo. E siamo anche contrari a coloro che vogliono farsi giustizia da sé. Ho chiesto a tutti di rimanere pacifici e in armonia. Noi vogliamo relazioni di amicizia con tutte le comunità".
In passato ci sono già stati episodi di attacchi di estremisti indù a missionari cristiani. Nel 1999, il missionario australiano Graham Staines fu ucciso assieme ai due figli da una folla inferocita che diede fuoco alla loro vettura.
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