La tensione resta alta dopo che Mosca non ha ritirato i soldati dalla Georgia. Un'ipotesi in seno all'Ue: nel mirino della Russia possano finire altre Repubbliche ex sovietiche
Parigi, 27 agosto 2008 - Non è in vista alcuna Guerra Fredda. Vladimir Putin, premier russo uomo forte di Mosca, ha lanciato l'unico segnale rasserenante dopo giorni di tensione tra a Russia e l'Occidente.
Tensione che resta comunque alta dopo che Mosca non ha ritirato i soldati dalla Georgia. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, che è anche presidente dell'Ue, ha sollecitato i russi a "tornare alle posizioni che avevano prima del conflitto" e il suo ministro degli esteri, Barnard Kouchner, ha avvertito: "la Russia è fuori dalla legalità internazionale".
La Nato ha ribadito alla Russia di fare marcia indietro sul riconoscimento unilaterale dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia dalla Georgia, tornando inoltre a sollecitarla a rispettare l'integrità territoriale di Tbilisi.
Il Cremlino ha continuato però a difendere la propria mossa, e ha inviato unità della Marina verso le coste abkhaze sul Mar Nero, in risposta all'arrivo in zona delle navi militari americane con aiuti umanitari per la popolazione civile, che tuttavia hanno evitato di attraccare nel porto di Poti, tuttora presidiato dalle truppe russe. Mosca crede in quelle navi vi siano più armi che aiuti. "L'Alleanza Atlantica", recita un comunicato ufficiale diffuso dal quartier generale della Nato a Bruxelles, "condanna la decisione della Federazione Russa di concedere il proprio riconoscimento ai territori georgiani dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, e le chiede di revocare tale decisione", prosegue la nota, firmata dagli ambasciatori dei 26 Stati membri.
Frattanto il presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, ha annunciato che non si recherà lunedì prossimo a Bruxelles per il Consiglio Europeo straordinario, convocato proprio in relazione alla crisi caucasica, perchè teme in seguito di non poter ritornare in patria, impedito al rientro dalla Russia.
Il vertice comunitario del 1 settembre perde dunque uno dei suoi protagonisti, e in seno all'Ue sembra cominciare a prendere forma un'ipotesi ancora più inquietante rispetto alla secessione di Ossezia e Abkhazia: e cioè che, dopo la Georgia, nel mirino di Mosca possano finire altre Repubbliche ex sovietiche. Come l'Ucraina, e in particolare la strategica penisola di Crimea; o la Moldova, sul cui territorio orientale si estende l'auto-proclamata Repubblica secessionistica della Transnistria: ambedue aree dove molto forte è la presenza non solo di vaste comunità russofone, ma altresì di unità militari russe e di armamenti risalenti all'era sovietica.
Timori in tal senso sono stati manifestati tanto dall'euro -commissario all'Allargamento, il finlandese Olli Rehn, quanto da Kouchner.
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