Giallo risolto grazie alle telecamere miracolosamente intatte della lussuosa Osbaston House. Foster, 50 anni, ha prima ucciso la moglie Jill con un colpo di carabina in testa, poi Kirstie, la figlia 15enne. Poi con una rete di oleodotti ha pompato combustibile utilizzato per il sistema di riscaldamento e con cui ha allagato la casa
Londra, 3 settembre 2008 - Ha ucciso e raso al suolo la sua villa del '700 utilizzando quello che un tempo aveva fatto la sua fortuna: una rete di oleodotti nei quali ha pompato combustibile utilizzato per il sistema di riscaldamento e con cui ha allagato la casa. E' bastata una semplice fiamma, poi un boato terribile: in pochi istanti la lussuosa Osbaston House, nella contea di Shropshire, a nord di Londra, ha preso fuoco e con lei tutto ciò che un tempo apparteneva ad una famiglia miliardaria, caduta in disgrazia dopo un tracollo finanziario.
Ad imprimere una svolta nelle indagini della polizia, ad una settimana dall'incendio, sono state le immagini fornite dalle telecamere di vigilanza che Christopher Foster aveva piazzato intorno alla casa, dopo aver ricevuto alcune minacce di morte. Miracolosamente rimaste intatte, hanno consegnato alla polizia del West Mercia la soluzione del giallo.
Foster, 50 anni, ha prima ucciso la moglie Jill con un colpo di carabina in testa, poi è entrato nella camera da letto di Kirstie, la figlia 15enne, e l'ha freddata allo stesso modo mentre la ragazza era in chat sulla community online "Bebo".
Foster ha poi ammazzato allo stesso modo i quattro cani e i tre cavalli della figlia, dato fuoco alla stalla e al garage dove conservava la sua collezione di motori (una Porsche, una Ferrari, una Aston Morris e una Range Rover). Poi è rientrato in casa premurandosi di parcheggiare il veicolo trasporta cavalli nel bel mezzo del viale che porta all'ingresso principale della dimora, per ostacolare l'arrivo dei soccorsi.
Queste sono le immagini che svelano gli ultimi folli gesti di Foster. I minuti successivi si possono immaginare. Ma per poter chiudere l'inchiesta manca il riconoscimento formale del cadavere di Foster e l'identificazione del terzo cadavere ritrovato, presumibilmente di Kirstie. Resta poi da capire il perché di un gesto tanto disperato.
Nelle foto diffuse in questi giorni dai giornali britannici scattate solo qualche ora prima insieme a moglie e figlia, Foster appare rilassato e sorridente. Ma secondo gli inquirenti era in preda ad un esaurimento e ad una forte depressione che lo avrebbe spinto a bere in modo smisurato.
Foster era a capo di un'azienda specializzata in isolanti termini per oleodotti, recentemente fallita. La casa di cui tanto andava fiero era stata ipotecata e Foster aveva accumulato un debito con una società creditizia per circa un milione di sterline e doveva versare all'erario 800mila sterline di tasse.
Un giudice della Corte di Appello inglese l'aveva recentemente definito "un uomo privo degli istinti primari dell'etica del commercio". Schiacciato dai sensi di colpa nei confronti della famiglia, Foster avrebbe deciso di compiere una strage pur di non vedere il suo impero cadere in pezzi e il suo nome trascinato nel fango.
Secondo la stampa, Foster inoltre viveva nel terrore della visita di ufficiali giudiziari che, ironia della sorte, si sarebbero presentati a sorpresa proprio martedì mattina, trovandosi di fronte la scena infernale: una grande carcassa bruciata di quella che un tempo sembrava una tranquilla villa di campagna.
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