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LA CRISI DEI MERCATI

Mini-summit all'Eliseo dei 4 grandi
Sarkozy: "Aiuteremo le banche europee"

Partecipano Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia. Prime frizioni sull'adozione un piano di salvataggio sul modello di quello approvato negli Stati Uniti. Brown: "32 miliardi dalle banche"

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Nicolas Sarkozy e Angela Merkel Parigi, 4 ottobre 2008 - I leader di Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna - i quattro Paesi europei del G8 riuniti oggi a Parigi - si sono impegnati solennemente a sostenere il settore bancario di fronte alla crisi finanziaria internazionale. Le misure verranno decise da ciascuno Stato membro, ma dovranno essere coordinate con quelle degli altri paesi. Ma al tempo stesso hanno chiesto alle istituzioni Ue di fare la loro parte: la Commissione europea dovrebbe "dare prova di flessibilità" nell'applicare le regole sugli aiuti di Stato e la concorrenza, e reagire rapidamente, mentre nell'applicare i criteri di Maastricht sui conti pubblici bisognerebbe tener conto delle "circostanze eccezionali". Ma il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, sempre non aver raccolto l'appello: il Patto di stabilità e di crescità dell'Ue, ha detto, va rispettato "nella sua interezza".

 

Il padrone di casa, il presidente di turno dell'Ue e della Francia Nicolas Sarkozy, ha snocciolato le "decisioni" raggiunte oggi dai G4, che tuttavia devono ancora passare al vaglio dell'Ecofin di martedì prossimo e del Consiglio europeo del 15-16 ottobre a Bruxelles. In primo luogo, i leader delle prime quattro economie del Vecchio Continente hanno annunciato "l'impegno solenne a sostenere le banche europee in difficolta", con "mezzi propri, ma in modo coordinato". Allo stesso modo, si impegnano affinché "i dirigenti (bancari) che hanno fallito vengano puniti", un punto su cui ha insistito il cancelliere tedesco Angela Merkel ma anche Juncker.

 

Sarkozy è poi passato alle richieste nei confronti di Bruxelles e Francoforte. "La Commissione europea dovrebbe dimostrarsi flessibile nell'applicazione delle regole nel campo degli aiuti di Stato alle imprese, così come sui principi del mercato unico", ha detto. Così come "l'applicazione del Patto di stabilità e di crescita dovrebbe riflettere le circostanze eccezionali in cui ci troviamo" ha continuato il capo dell'Eliseo, auspicando anche una modifica delle regole contabili affinché gli interventi di salvataggio non peggiorino troppo i dati sui conti pubblici.

 

Ma su questo punto Juncker è apparso inflessibile, affermando che le regole Ue "sono da rispettare nella loro interezza". Il primo ministro lussemburghese ha spiegato si è dichiarato contrario a "lasciar correre i deficit" perché "l'accumulo dei disavanzi e un ritorno alla spirale dell'indebitamento sono senza alcun dubbio pericolosi e aumenterebbero una nervosità che è già grande".

 

Sull'argomento è stato interpellato anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che è apparso deciso a seguire - con qualche difficoltà - le consegne dell'Ue. "I vincoli di Maastricht noi vogliamo rispettarli, ma certo con questa crisi..., ma noi vogliamo rispettarli", ha detto ai giornalisti.

 

Il presidente francese, forte dell'appoggio dei partner europei, ha rilanciato anche la sua proposta di "un summit internazionale al più presto possibile tra gli Stati più colpiti per rifondare il sistema finanziario mondiale", che dovrebbe occuparsi, in particolare, di regolamentare tutti i settori finanziari, in particolare le agenzie di rating, le banche di investimento e gli hedge fund. "Vogliamo che da questa crisi emerga un nuovo mondo" ha chiosato Berlusconi, spiegando che il summit internazionale dovrebbe essere allargato "ai più importanti 14 Paesi" nel mondo, incluso Cina, India, Sudafrica, Egitto e anche il continente africano. "Il nuovo G8 porterà intorno allo stesso tavolo l'80 per cento del sistema economico mondiale", ha sottolineato.

 

Il primo ministro britannico, Gordon Brown, ha ottenuto il raddoppio del fondo che aveva proposto alla vigilia del summit per aiutare le piccole e medio imprese (Pmi), ricorrendo alle risorse della Banca europea per gli investimenti (Bei). L'inquilino di Downing Strett ha annunciato un'intesa per chiedere alla Bei "di stanziare 25 miliardi di sterline", pari a circa 31,5 miliardi di euro, invece dei 12 miliardi di sterline (15,3 miliardi di euro) di cui aveva parlato ieri e questa mattina.

 

Merkel, invece, invitando ogni Paese dell'Ue ad "assumersi le proprie responsabilità a livello nazionale" di fronte alla crisi finanziaria, ha lanciato una stoccata all'Irlanda, che decidendo di garantire interamente i depositi delle prime sei banche del Paese ha provocato l'irritazione dei partner Ue - a cominciare dalla Gran Bretagna - preoccupati per una fuga di capitali verso Dublino. Il cancelliere tedesco si è dichiarata "non soddisfatta" dell'iniziativa irlandese ed ha annunciato una reprimenda in arrivo per Dublino. "Abbiamo già chiesto alla Commissione europea e alla Banca centrale europea di cercare di discutere con l'Irlanda. E' importante agire in maniera equilibrata, senza arrecare danni agli altri Paesi, servono delle iniziative che rispettino la concorrenza", ha sottolineato il capo del governo tedesco.










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