Il presidente degli Stati Uniti ha ceduto alle pressioni del collega francese Nicolas Sarkozy e dei colleghi europei, offrendosi di ospitare una conferenza internazionale sulla crisi che ha scosso i mercati di tutto il mondo
New York, 18 ottobre 2008 - Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush alla fine ha ceduto alle pressioni del collega francese Nicolas Sarkozy e dei colleghi europei, offrendosi di ospitare una conferenza internazionale sulla crisi che ha scosso i mercati di tutto il mondo. Il summit si terrà “nel prossimo futuro” ha detto lo stesso presidente, incontrando nella residenza di Camp David Sarkozy, presidente di turno dell’Unione Europea, e il presidente della Commissione José Manuel Barroso. Resta da chiarire tuttavia il carattere della conferenza internazionale e la data in cui si terrà.
L’impiccio per Bush non è di poco conto. Il summit non può tenersi subito: tra 18 giorni gli americani vanno alle urne per eleggere il loro prossimo presidente, e più l’America sente parlare della crisi, che porta il sigillo dei repubblicani al governo, più il candidato repubblicano John McCain affonda nei sondaggi. Ma la conferenza non può neppure tenersi troppo tardi: dopo il voto a Bush non resteranno che poche settimane di governo e il suo peso politico sarebbe praticamente nullo.
Gli europei, dal canto loro, fanno fretta: Sarkozy vorrebbe il summit “se possibile, entro la fine di novembre”. Bush dal tuttavia resta sul vago, parla di “creare le condizioni perché una crisi come quella attuale non si ripeta” e sottolinea la necessità che “i leader mondiali lavorino insieme all’emergenza”.
Ma come? Sarkozy e Barroso chiedono a Bush molto più di un summit. I due rappresentanti europei premono per il sostegno di Washington a una riforma globale dei sistemi finanziari. La conferenza internazionale servirebbe proprio a stabilire le linee guida della riforma, in maniera simile agli accordi di Bretton Woods, nel 1944. Quando la Seconda Guerra Mondiale era ancora in atto, oltre settecento delegati dei 44 Paesi allineati si incontrarono in un albergo del New Hampshire gettando le fondamenta di un nuovo ordine monetario internazionale. Se ha acconsentito all’ipotesi del summit, non ci sono indicazioni che Bush abbia però sposato l’idea di lavorare a un nuovo ordine monetario a pochi giorni dalla pensione.
Barroso lo ha invece ribadito con chiarezza: “Serve una risposta urgente - ha detto, a Camp David - abbiamo bisogno di un nuovo ordine finanziario”.
Dove si terrà il vertice? Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha proposto il Palazzo di Vetro di New York a Bush e Sarkozy ipotizzando una conferenza “al più tardi a dicembre”.
Cruciale è anche determinare chi saranno gli invitati alla conferenza. Sarkozy vorrebbe riunire i paesi del G8, allargando anche ai cinque Paesi in maggiore espansione economica: la Cina, l’India, il Brasile, il Messico e il Sudafrica e a un paese arabo. Il buon senso suggerirebbe tuttavia che un tale incontro toccasse al successore di Bush, che presterà giuramento nella seconda metà di gennaio.
Entrambi i candidati alla successione, il repubblicano John McCain e il democratico Barack Obama, hanno preso le distanze in maniera decisa dalla gestione dell’economia del governo uscente.Bush potrebbe ritrovarsi nell’insolito ruolo di ambasciatore del proprio successore.
Un ultimo elemento è intervenuto a complicare la questione, il nuovo scandalo del Fondo Monetario Internazionale. Il direttore generale, il francese Dominique Strauss-Kahn, è alle prese con un’accusa che somiglia in maniera clamorosa a quella costata la poltrona al suo predecessore Paul Wolfowitz. Strauss-Kahn è a centro di una indagine interna al Fondo per favoritismi a una dipendente con la quale aveva una relazione. Wolfowitz lasciò l’istituto di Washington proprio per aver concesso una promozione e uno stipendio da capogiro alla fidanzata del tempo. Il direttore del Fmi aveva sottolineato come la crisi fosse la prova che “i mercati non possono regolarsi da soli”, esprimendo scetticismo all’idea di una nuova Bretton Woods.