Nonostante l’attacco aereo subito dalle forze delle Nazioni Unite i guerriglieri del Cndp proseguono la loro avanzata su Goma. Decine di migliaia di civili gremiscono le strade per sfuggire alla brutalità dei ribelli
Kilimanyoka, 28 ottobre 2008 - I miliziani guidati dall’ex generale Laurent Nkunda si stanno avvicinando a Goma, capoluogo della provincia Nord-Kivu, nonostante l’attacco aereo subito dalle forze delle Nazioni Unite, mentre le truppe del governo stanno ripiegando a sud nell’ambito di un’operazione di ritiro su vasta scala, con i militari in fuga su carri armati, autocarri e a piedi. Allo stesso tempo, decine di migliaia di civili gremiscono le strade per sfuggire alla brutalità dei ribelli, trasportando grossi fagotti con i loro beni.
Migliaia di sfollati hanno trascorso la scorsa notte all’aperto, dormendo sul terreno fangoso, senza alcune protezione dagli acquazzoni tropicali. Si stima siano 250.000 i civili rimasti senza casa dalla fine di agosto, secondo quanto riferito oggi dall’Onu, che si vanno ad aggiungere agli altri 1,2 milioni già registrati nella regione.
Epidemie di colera e diarrea hanno ucciso decine di persone nei campi, spesso improvvisati. Dopo aver conquistato la base militare strategica di Rumangabo, il generale Laurent Nkunda ha annunciato l’intenzione di prendere il controllo di Goma, città situata al confine con il Ruanda che conta 600.000 abitanti.
Ieri, le forze Onu hanno aperto il fuoco contro i ribelli per cercare di fermarli a Kibumba, un villaggio situato lungo la strada principale che collega a Goma, distante 48 chilimetri dal capoluogo. Tuttavia, i civili in fuga sostengono che i miliziani di Nkunda abbiano già superato Kibumba.
Oggi, un elicottero Onu pattuglia l’area di Kilimanyoka, 12 chilometri a nord di Goma. Da parte sua, un portavoce dei ribelli, Bertrand Bisimwa, ha dichiarato di aspettarsi nelle prossime ore un attacco aereo Onu lungo la loro linea del fronte, che ha situato a 20 chilometri da Goma. Quindi ha dichiarato che le postazioni abbandonate dai militari sarebbero state occupate dai miliziani hutu delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), presenti nel Nord-Kivu dagli anni novanta. Alcuni di loro sono accusati di aver partecipato al genocidio del 1994 in Ruanda.
I miliziani del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) di Nkunda hanno sempre dichiarato di combattere per difendere la comunità tutsi dalle Fdlr, anche se nelle ultime settimane l’ex generale ha ampliato i suoi obiettivi, dicendosi pronto a “liberare” tutto il Congo, Paese grande tanto quanto l’Europa Occidentale.
Nkunda ha motivato la violazione dell’accordo di cessate il fuoco firmato lo scorso gennaio a Goma e la ripresa ad agosto delle ostilità con il disinteresse mostrato dal governo di Kinshasa verso la comunità tutsi del Nord-Kivu, pari al 3% contro, a fronte di un 40% di hutu. “Sono gli hutu ad essere sulla linea del fronte - ha detto oggi Bisimwa - ed è contro gli hutu che stiamo combattendo, non con l’esercito”. Nkunda ha più volte accusato i soldati congolesi di combattere al fianco dei miliziani hutu.
Il capo della missione provinciale Onu Hiroute Guebre Selassie ha riferito di tecniche di guerriglia adottate dagli uomini di Nkunda, che rendono più difficile la risposta dei peacekeeper.
”Non possiamo usare gli elicotteri per fermare la loro avanzata, perchè si nascondono nella foresta, combattono su diversi fronti e si nascondo tra la popolazione - ha precisato - questa strategia ci impedisce di tenere sotto controllo la situazione”.
I leader locali, guidati da Jason Luneno, hanno già fatto sapere che se l’Onu non riuscirà a fermare l’avanzata di Nkunda, i peacekeepers dovrebbero lasciare il Congo e “la gente scendere in strada per chiedere le dimissioni del governo”. Soltanto ieri, il Presidente Joseph Kabila ha presentato un nuovo governo, definendolo “una squadra da combattimento a cui sono state assegnate le missioni principali di sicurezza e di ricostruzione”.
R.D.CONGO/ LAURENT NKUNDA, PALADINO DEI TUTSI DEL KIVU
Laurent Nkunda si definisce un paladino della pace e l’unico in grado di proteggere la comunità tutsi del Kivu, regione orientale della Repubblica democratica del Congo, ma molti lo considerano solo il tirapiedi del Ruanda e il principale ostacolo alla pace. Nel 2005, il governo di Kinshasa ha emesso contro di lui un mandato di arresto internazionale per presunti crimini di guerra. L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch accusa i suoi miliziani di complicità in numerosi casi di omidicio, tortura e stupro.
Nato nel Nord-Kivu nel 1967, Laurent Nkunda ha studiato psicologia prima di intraprendere la carriera militare in Ruanda. Nel 1994 combattè nelle file del Fronte patriottico ruandese, il movimento creato dai tutsi ruandesi in esilio che prese il potere a Kigali e pose fine al genocidio del 1994, in cui in meno di 100 giorni vennero uccisi almeno 800.000 tutsi e hutu moderati.
Rientrato in Congo, si unì alla ribellione guidata da Laurent-Désiré Kabila contro il Presidente Mobutu Sese Seko, sostenuta da Ruanda e Uganda, quindi aderì alle forze dell’Unione per la democrazia congolese (Rcd), la principale forza attiva nella regione orientale del Congo durante i cinque anni della Seconda guerra del Congo, terminata nel 2002. Human Rights Watch ricorda che proprio nel maggio 2002, Nkunda fu responsabile, insieme ad altri leader dei ribelli Rcd, della violenta repressione di un tentato ammutinamento nella città di Kisangani, concluso con l’esecuzione di oltre 160 persone.
Nel 2003, le forze Rcd decisero di unirsi alle truppe regolari congolesi e a Nkunda venne riconosciuto prima il grado di colonnello, quindi quello di generale. Ma l’anno successivo decise di abbandonare l’esercito per difendere gli interessi della minoranza tutsi nell’est del Congo, i Banyamulenge, dagli hutu ruandesi coinvolti nel genocidio del 1994 e riparati da allora in Congo. Iniziò così la guerra del Kivu. Stando a quanto riferisce la Bbc, Nkunda può contare su diverse migliaia di miliziani, rappresentando di fatto sempre una potenziale minaccia alla pace. La stessa forza Onu presente da anni nel paese non ha mai cercato di disarmarlo.
Per alcuni, l’ex generale risponde ancora oggi agli ordini del Ruanda, che gli garantisce ingenti forniture di armi contro i ‘genocidari’. Secondo uno schema che si ripete da anni, il governo di Kinshasa accusa il Ruanda di inviare truppe a sostegno a Nkunda, mentre Kigali rimprovera a Kinshasa di non intervenire contro i ribelli hutu ruandesi delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr). Di fatto, l’assenza di una soluzione negoziata regionale e l’incapacità del governo congolese di affermare la propria autorità nell’est del Paese lasciano campo libero a diversi gruppi armati, interessati alle ricchezze minerarie di cui il Kivu è ricco, a scapito della popolazione civile. I gruppi armati si sono costituiti dei santuari. Dettano legge, gestiscono centinaia di cave dove si estraggono i minerali che arricchiscono i loro capi, sostengono alcuni esperti della regione. E nei rapporti Onu è scritto che Kinshasa è informato dei traffici dei minerali, saccheggiati ed esportati attraverso gli stati vicini, spesso con la complicità di alti responsabili dei servizi di sicurezza di questi paesi.