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IL CASO

Sesso, soldi e filmini hard
La signora Bmw ricattata dal gigolò

La denuncia di Susanne Klatten, ricca ereditiera tedesca. "Dammi 40 milioni o diffondo quelle immagini" E lei si ribella

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Ursula Susanne Klatten (Wireless) Pescara, 1 novembre 2008  — SI SA, IL SILENZIO è d’oro. Ma quello del gigolò svizzero Helg Sgarbi costava una cifra iperbolica, anche per la donna più ricca della Germania. E così Ursula Susanne Klatten, 45 anni, azionista della Bmw non ce l’ha fatta più. Quel ricatto doveva finire. Per mettere a tacere l’uomo che aveva registrato i loro incontri nelle suite d’albergo e minacciava di diffondere i dvd ‘bollenti’, l’ereditiera aveva già sborsato sette milioni e mezzo di euro. Ma Sgarbi, 43 anni, fisico prestante e poliglotta, parla otto lingue compreso l’arabo e il cinese, voleva di più, molto di più: la richiesta era salita a 40 milioni. La Klatten a questo punto lo aveva denunciato, facendolo finire in carcere. La storia era venuta alla luce la scorsa estate, quando era stato arrestato il complice italiano di Sgarbi, il pescarese Ernano Barretta — a Pescosansonesco si era creata una leggenda attorno era lui come capo di una setta — ritenuto il ‘regista’ degli incontri amorosi del socio. Pare che facesse le riprese dalla camera da letto adiacente. Ma i filmini non sono ancora stati ritrovati.

IN QUELLA occasione si era parlato di vittime illustre, almeno quattro. La procura e la Squadra mobile di Pescara avevano mantenuto il riserbo sul nome di Susanne Klatten, ma ora, con l’avviso di conclusione delle indagini, quei verbali, e soprattutto i nomi contenuti, sono venuti fuori. Susanne Klatten infatti è un’ereditiera del casato dei Quandt, azionista di riferimento della Bmw delle cui azioni detiene il 46% insieme alla madre Johanna e al fratello Stephan.

POSSIEDE anche il 50% di Altana, uno dei colossi tedeschi del medico-farmaceutico, e attualmente investe in Nordex, un big dei mulini a vento per la produzione di energia. È da sempre nelle classifiche mondiali della ricchezza e del successo, a cominciare da quella di Forbes.

LA STORIA giudiziaria in Abruzzo, inizia lo scorso febbraio, quando la procura di Monaco di Baviera contatta quella di Pescara per una rogatoria, dopo l’arresto di Helg Sgarbi. L’inchiesta viene affidata al sostituto procuratore Gennaro Varone, che ordina intercettazioni ambientali e telefoniche nella sede della setta e nelle abitazioni di Barretta e dei familiari e poi il sequestro dei beni loro intestati: un milione e 700mila euro trovati nascosti sotto terra o in buche realizzate nel muro, appartamenti, fabbricati, terreni e auto di lusso, tra cui una Lamborghini, una Ferrari, una Rolls Royce Silver Shadow, una Limousine.

I SOLDI non erano stati estorti solo a Susanne Klatten, ma anche ad altre sue amiche che avevano relazioni con Helg Sgarbi: queste ultime avrebbero pagato complessivamente una decina di milioni.
Secondo gli inquirenti altri milioni di euro sarebbero stati investiti all’estero dai due complici .
Il primo avvertimento arriva alla Klatten il 2 novembre 2007. L’ultimo, una lettera e un dvd, è del 12 dicembre successivo, e contiene la richiesta di 40 milioni di euro, poi ridotti a 14.

DOVEVANO essere consegnati in un albergo di Montecarlo: ma la donna a quel punto avverte la polizia e fissa un appuntamento per il 14 gennaio di quest’anno. All’incontro però si presentano i poliziotti tedeschi.
Sgarbi finisce in carcere per truffa ed estorsione e a quel punto gli investigatori di Monaco si mettono in contatto con i colleghi pescaresi. Nei giorni scorsi l’ultima puntata.

di DONATELLA BARBETTA










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