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RICATTO A LADY BMW / IL REPORTAGE

Il Principe e il gigolò:
ascesa e caduta di una setta

Sesso, soldi e affari tra Pescara e la Svizzera fino all'aggancio dell'erede della casa automobilistica tedesca. Si cercano ancora dieci milioni. Ecco le mappe che potrebbero portare all'intero bottino

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Ursula Susanne Klatten (Wireless) Pescara, 12 novembre 2008 - Respinta dal gip Gabriella Tascone già nei giorni scorsi la richiesta di scarcerazione, a breve — forse è proprio una questione di ore — la procura abruzzese chiederà il rinvio a giudizio per Ernano Fiorello Barretta, 63 anni, la mente dell’organizzazione a carattere familiare che, per l’accusa, avrebbe truffato e ricattato donne di successo, o semplicemente piene di soldi, grazie alle prestazioni di un gigolò che fino all’altro giorno era definito «italo-svizzero», ma che di italiano non ha proprio nulla.


Il cognome, Sgarbi, è quello della moglie: il suo è Russak, nonno ebreo di origini polacche. Helg Russak, un passato da ufficiale dell’Esercito svizzero, poi di procuratore finanziario alla Swiss Bank, è entrato nella setta di Barretta, il sedicente «Principe di Pescosansonesco», sperduto paese delle montagne abruzzesi, nonché guru mistico e guaritore tormentato dall’assillo di non poter confidare nemmeno ai parenti stretti del malato miracolosamente guarito i propri poteri sovrannaturali, perché altrimenti li avrebbe persi.
Nei riscontri delle squadra mobile, Barretta si vantò anche di avere camminato sulle acque, a Sharm El Sheik, di fronte a tre testimoni che avrebbero potuto tranquillamente confermarlo. Regola numero uno: se si devono proprio sparare, è meglio spararle grosse.

 

Dopo cinque mesi di indagini, pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, per il sostituto procuratore Gennaro Varone, che conduce l’inchiesta, e per il capo della squadra mobile di Pescara, Nicola Zupo, i dubbi sono davvero pochi: le risultanze della meticolosa opera investigativa, iniziata a metà febbraio dopo la richiesta di rogatoria arrivata dalla Germania in seguito alla denuncia di tre donne «sedotte e ricattate» da Helg Russak Sgarbi (arrestato a gennaio) — Susanne Klatten, ereditiera della famiglia Quandt, proprietaria fra l’altro della Bmw, Monika Sandler e Marie Luise Webkirchner Hiendi —, indicano che il burattinaio dell’organizzazione era proprio Barretta. Sgarbi, chiamiamolo così, era il suo «braccio armato».

 

La storia è nota: l’aitante playboy svizzero, cinque lingue parlate correntemente, bella presenza, faccia da attore («lo chiamavamo James Bond», ha raccontato alla polizia la Sandler), conquistava le signore dell’alta società, tedesche, svizzere, austriache, mentre il «socio» filmava gli incontri da una camera d’albergo attigua e insieme ordivano il ricatto. Il giochino ha fruttato non meno di 10 milioni di euro in poco tempo, ma si sospetta che la truffa durasse da anni.

 

Il biondo Helg non si preoccupava né dell’aspetto fisico né dell’età (una baronessa svizzera morta a 86 anni nel 2003 e seppellita con un leggero sorriso sulle labbra, gli diede 2,5 milioni di euro), solo i soldi gli interessavano. Quei soldi che la polizia sta ancora cercando dopo avere recuperato 1,7 milioni (secondo altre fonti 2,5) nel blitz all’interno della lussuosa tenuta di Barretta, adibita a Country Club, il Rifugio Valle Grande.

 

Un’attività fittizia, secondo gli investigatori, perché il ristorante-albergo, immerso in un parco secolare con altre costruzioni adibite a bed and breakfast, dall’inizio delle indagini (febbraio) all’arresto di Barretta (giugno), è stato aperto al pubblico un solo giorno, in occasione del rinfresco di un matrimonio, il 27 aprile. C’era anche una pista per l’atterraggio degli elicotteri sormontata da un’enorme statua di Cristo. Nella reception, a fianco alle foto originali che ritraggono Barretta con due arcivescovi, c’è anche quella (taroccata con photoshop) in cui Barretta, principe di Pescosansonesco, stringe la mano al cancelliere tedesco Angela Merkel.

 

Per la squadra mobile il Rifugio Valle Grande, in realtà, era il quartier generale della setta denominata «Nuovi movimenti religiosi», e gli ospiti, una decina, erano adepti soggiogati psicologicamente dal «Principe», che aveva creato una sorta di harem personale di cui faceva parte anche la moglie del gigolò, Franziska Gabriele Sgarbi.
Sesso, soldi e affari loschi, non giustificati dalle attività commerciali: il quadro tracciato dagli inquirenti è chiaro e non si fonda solo su supposizioni o teoremi. Barretta, nella sua attività, aveva coinvolto la famiglia, a cominciare dalla moglie, d’origine svizzera, i figli, e alcuni parenti acquisiti.

 

Ma sfruttava anche gli adepti per portare all’estero denaro, soprattutto in Egitto e Svizzera, o da usare come prestanome a cui intestare auto di lusso e proprietà. Tutto ruotava attorno a lui, a cominciare dagli investimenti immobiliari in Italia, specie in Abruzzo e a Roma, ma anche in Croazia, in Egitto e perfino a Dubai. Appartamenti, ville, capannoni, negozi: incassava e investiva. Quando incassò i 7,5 milioni che la Klatten consegnò in cambio del silenzio nel garage dell’Holliday Inn di Monaco a Helg Sgarbi, lo stesso giorno comprò quattro appartamenti.

 

Dall’inchiesta emerge chiaramente come fosse soltanto lui a gestire i proventi degli «affari» e che il suo socio non sapesse nemmeno dove li nascondeva. Se sono nella tenuta di Pescosansonesco, perquisita da 80 poliziotti, è come cercare un ago in un pagliaio. E non si trovano ancora nemmeno i dvd con le registrazioni degli incontri proibiti, ma gli esami della polizia postale sul materiale sequestrato a Valle Grande richiedono ancora tempo.  

dall'inviato Lorenzo Sani










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