New York, 17 novembre 2008 - Barack Obama ha le idee chiare per Israele. E parte da due punti cardine: Gerusalemme Est capitale del futuro stato palestinese e ritorno ai confini anteriori alla guerra del 1967. Che altro non sarebbe che il solito piano proposto dai sauditi nel 2002 e rispolverato lo scorso anno dalla Lega araba.
Il presidente eletto degli Stati Uniti ne fece cenno già a luglio scorso durante un incontro a Ramallah con il leader dell’Anp, Abu Mazen. E ieri il quotidiano britannico The Times è tornato sull’argomento, ricostruendo proprio quei colloqui.
”Se non accettano sono pazzi”, disse Obama in riferimento a Isreale e al suo piano per la pacificare il medio Oriente. Cinque i punti salienti: riconoscimento di Israele da parte di tutti i paesi arabi, ritorno ai confini anteriori alla guerra del 1967, restituzione del Golan alla Siria, capitale palestinese a Gerusalemme est, diritto di veto di Israele sul rientro dei palestinesi fuorusciti nel 1948.
C’è già un gruppo al lavoro per il Medio Oriente ed è bipartisan, ricorda oggi il Corriere della Sera. Si tratta dell’ex inviato americano per il Medio Oriente, Dennis Ross, e di un altro profondo conoscitore dell’area, Daniel Kurtzer. Ma al lavoro per Obama si sono messi anche l’esperto di Iraq Lee Hamilton, l’ex segretario di stato democratico Zbigniew Brzezinski e il repubblicano Brent Scowcroft.