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IRLANDA

L'ex etarra De Juana Chaos si consegna a Belfast

  

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Jose Ignacio de Juana Chaos, ex etarra (Ap/Lapresse) Belfast, 17 novembre 2008 - José Ignacio De Juana Chaos, l’ex esponente dell’Eta, ha deciso di costituirsi per rispondere a un mandato d’arresto europeo. L’ex etarra si è presentato questa mattina davanti al tribunale di Belfast, in Irlanda del nord, accompagnato dalla convivente e qui sarà ascoltato da un giudice nel corso di un’udienza privata prevista a metà giornata. L’ex fuggiasco ha deciso di garantire collaborazione piena e totale alle autorità giudiziarie.

La polizia nordirlandese ha confermato questa mattina di avere ricevuto il mandato di arresto europeo per de Juana Chaos, il cui rilascio in Spagna, nel mese di agosto, aveva suscitato non poche polemiche.

L’intenzione dell’ex esponente dell’Eta di costituirsi era stata preannunciata venerdì dal suo avvocato, Kevin Winters. De Juana Chaos, considerato come uno degli uomini più sanguinari del gruppo separatista basco, aveva fatto perdere le proprie tracce dopo avere passato 21 anni in carcere con l’accusa di responsabilità nella morte di 25 persone.

Martedì scorso, De Juana Chaos avrebbe dovuto rispondere in Spagna alle domande di un magistrato nel quadro di un’inchiesta su presunta “apologia del terrorismo”. Il giudice Eloy Velasco, che voleva ascoltarlo nell’ambito di questo dossier, aveva chiesto invano all’Interpol di localizzare l’ex prigioniero basco, che si sospettava risiedesse in Irlanda o in Irlanda del Nord.

De Juana Chaos era stato condannato a oltre 3.000 anni di carcere (una pena limitata nei fatti a 30 anni di reclusione) e aveva beneficiato di sconti di pena, per trascorrere alle fine 21 anni in
prigione. Aveva intrapreso due scioperi della fame, nel 2006 e 2007, per protestare contro una condanna supplementare a tre anni di reclusione per aver scritto articoli con toni violenti sul quotidiano indipendentista Gara, mentre era sul punto di essere liberato.

Nel marzo 2007, dopo molti mesi di digiuno, il governo socialista gli aveva concesso temporaneamente un regime di semi-libertà per timore che il suo possibile decesso in cella lo avrebbe trasformato in un “martire”, decisione duramente contestata dall’opposizione di destra. La sua liberazione definitiva il 2 agosto aveva suscitato l’indignazione delle associazioni delle vittime del terrorismo e le critiche dei conservatori del Partito Popolare.










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