Kuala Lumpur, 20 novembre 2008 -L'operazione della Marina indiana con l’affondamento della nave madre da cui partivano le piccole imbarcazioni usate per gli arrembaggi dai pirati somali è valsa un riconoscimento e i complimenti del centro anti-pirateria dell’Ufficio marittimo internazionale, che ha sede a Kuala Lumpur in Malesia.
Ieri la nave da guerra indiana Ins Tabar, dopo essere stata attaccata dalle lance dei pirati, le aveva respinte e si era messa all’inseguimento della loro nave madre. Dopo aver intimato senza successo all’imbarcazione di fermarsi, la Tabar ha aperto il fuoco affondando la nave pirata.
”Era un’azione che ci auguravamo da tempo”, ha detto il dirigente dell’ufficio Noel Choong. “Se tutte le navi da guerra facessero così, sarebbe un grosso deterrente. Ma si tratta solo di un caso isolato”, perciò non basta per contenere la pirateria nel golfo di Aden che ha raggiunto livelli senza precedenti. La più grande impresa portata a termine finora dai pirati, che dall’inizio dell’anno hanno sequestrato oltre 80 navi, è la cattura di una superpetroliera saudita. A bordo si trovano circa due milioni di barili di greggio, pari a 300mila tonnellate di petrolio e al valore di 100 milioni di dollari. L’armatore saudita, la Vela International Marine, controllata della compagnia Aramco, non ha né confermato né smentito l’esistenza di negoziati in corso con i pirati.