Il presidente georgiano lo ha dichiarato davanti alla commissione parlamentare che indaga sulla guerra con la Russia di agosto: "Ammettiamo di avere lanciato quelle azioni, ma avevamo forse un’altra scelta mentre i nostri cittadini venivano uccisi?”
Roma, 28 novembre 2008 - Per la prima volta il presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha ammesso di avere fatto fatto il primo passo nel conflitto caucasico della scorsa estate. L’ammissione de facto, pubblica, è avvenuta davanti alla commissione parlamentare georgiana che indaga sulla guerra russo-georgiana di agosto.
”La questione non è se la Georgia ha iniziato le azioni militari. Ammettiamo di avere lanciato quelle azioni, ma avevamo forse un’altra scelta mentre i nostri cittadini venivano uccisi?”, ha detto Saakashvili, sostenendo che non si può parlare dell’intervento in Ossezia del Sud come guerra, perchè “abbiamo tentato di piegare l’intervento (russo, ndr.) e stavamo combattendo sul nostro stesso territorio. Non un singolo soldato georgiano ha messo piede su suolo straniero”.
Le parole del capo di stato georgiano sono riferite dalle agenzie di stampa russe, che seguono in diretta la deposizione. Il ragionamento di Saakashvili si basa sul considerare l’Ossezia del Sud una regione autonoma, ma parte integrante della Georgia.
Tuttavia il presidente in precedenza ha sostenuto che le truppe russe erano già in Ossezia del Sud quando lui ha dato l’ordine di attaccare la regione separatista. Oggi, invece, Saakashvili ha detto che “centinaia di carri (russi) e veicoli pesanti” si trovavano il 7 agosto alla frontiera con la Georgia, quindi si trattato di un attacco ‘preventivo’. “In tali condizioni, se mi chiedete se la Georgia doveva lanciare azioni militari contro tali posizioni di tiro, la risposta è sì”.