Bombe sulla zona commerciale: decine di morti. Il Consiglio delle Nazioni Unite si è concluso con un nulla di fatto. Il presidente israeliano: "No al cessate-il-fuoco, ma non occuperemo la Striscia di Gaza". Confermata la morte di un militare
Gaza, 4 gennaio 2009 - A poche ore dall’inizio dell’offensiva terrestre nella Striscia di Gaza, i militari israeliani hanno già ottenuto molti degli obiettivi che si erano prefissati. I tempi, secondo un portavoce di Tsahal, sono stati più rapidi di quanto preventivato in sede di strategia militare. “Le nostre forze hanno raggiunto gli obiettivi che erano stati fissati per impedire il lancio dei razzi. L’operazione progredisce più rapidamente di previsto”, ha dichiarato il portavoce delle forze armate israeliane, il generale Avi Benyahou.
L’esercito israeliano è entrato nel centro di Gaza e ha cominciato a sparare in una delle più frequentate aree commerciali, provocando vittime e feriti. Lo hanno riferito fonti mediche palestinesi. Violenti combattimenti tra i militari israeliani e i miliziani di Hamas sono in corso alla periferia della città di Gaza, secondo quanto riferito da testimoni citati dal quotidiano Haaretz.
L’esercito si è disposto in modo tale da dividere la Striscia di diverse sezioni. Almeno “cinquanta blindati” israeliani, in particolare carri armati Merkava, hanno raggiunto l’area dell’ex colonia di Netzarim, a soli tre chilometri dalla città di Gaza. Alcuni testimoni hanno riferito della presenza anche di numerosi mezzi da trasporto truppe e bulldozer che si sono dispiegati in questo settore, tagliando in due la strada principale nord-sud della Striscia di Gaza. Le forze di Tsahal hanno occupato ampie porzioni di territorio nel nord della Striscia, in particolare nell’area compresa tra Beit Hanun, Beit Lahyia e Jebaliya, considerata la base di lancio privilegiata dei razzi Qassam contro Israele. Decine di famiglie palestinesi intanto si sono date alla fuga verso il settore sud in automobili e autocarri, avvicinando i blindati israeliani.
PERES
“No ad un Cessate-il-Fuoco, ma non abbiamo intenzione di occupare la striscia di Gaza”. Lo ha affermato il presidente israeliano Shimon Peres, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla tv satellitare araba al Jazeera in una notizia dell’ultima ora.
LE VITTIME
Quaranta palestinesi sono morti oggi nei combattimenti in corso nella Striscia di Gaza dove da ieri sera è in corso l’operazione terrestre lanciata da Israele contro Hamas: lo hanno reso noto fonti ospedaliere palestinesi, precisando che tra le vittime - alle quali vanno aggiunti circa 200 feriti - vi sarebbero almeno 22 civili. Almeno una ventina di palestinesi sono stati uccisi nei pressi di Jebaliyah e Beit Lahiya, una delle zone dalle quali sono penetrate le forze corazzate israeliane,; cinque a Gaza; due nei pressi di Khan Younis e altre quattro a Rafah, infine, cinque membri di una stessa famiglia sono morti nei pressi di Netzarim quando la macchina sulla quale viaggiavano è stata centrata ada un carro armato, così come un membro del personale dei servizi di soccorso giunto sul posto.
Dall’inizio delle operazione Piombo Fuso, sabato scorso, almeno 500 palestinesi sono rimasti vittime degli attacchi israeliani; lo Stato ebraico da parte sua ha finora confermato la perdita di un militare, mentre almeno altri 31 sarebbero rimasti feriti.
L’esercito israeliano ha confermato la morte di un proprio militare, mentre un secondo soldato è stato gravemente ferito nella zona settentrionale della Striscia di Gaza dove da ieri è in corso l’operazione terrestre lanciata dallo Stato ebraico contro le milizie di Hamas. La vittima sarebbe stata colpita da un proiettile di mortaio nei pressi della località di Beit Lahiya: fino ad ora le forze ramate israeliane avevano reso noto di aver avuto 30 feriti, due dei quali in condizioni gravi.
BARAK
L’offensiva non “sarà semplice o breve, ma siamo determinati”, ha spiegato il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, il quale ha anche autorizzato il richiamo di decine di migliaia di riservisti. Il ministro della Difesa israeliano ha poi lanciato un non troppo indiretto avvertimento al gruppo sciita libanese Hezbollah, affermando che Israele è pronto anche a qualsiasi eventualità lungo sua frontiera settentrionale con il Libano. Il premier Olmert, dal canto suo ha detto che Israele non ha alcuna intenzione di aprire un secondo fronte sul Libano.
DIPLOMAZIE AL LAVORO
Nel frattempo, la diplomazia appare impotente a far tacere le armi. L’amministrazione Bush, fedele alla sua posizione fino all’ultimo, questa notte ha bloccato all’Onu una dichiarazione, il cui testo era stato approntato dalla Libia in nome dei paesi arabi, che chiedeva un immediato cessate il fuoco, e che esprimeva preoccupazione per l’”escalation della violenza a Gaza”. Gli alleati europei di Israele si trovano di fronte alla necessità di esprimersi ognuno per proprio conto senza il beneficio di una pezza d’appoggio da parte dell’Onu o, a dire il vero, neppure dell’Unione europea. I primi a reagire ieri sera, in anticipo sulla riunione dell’Onu, erano stati i francesi, che hanno appena lasciato la presidenza di turno dell’Ue. Un comunicato del ministero degli Esteri affermava che “La Francia condanna l’offensiva terrestre israeliana contro Gaza come anche il lancio di missili” da parte di Hamas. Negli stessi minuti usciva però una dichiarazione della nuova presidenza dell’Ue, da parte del portavoce del premier Mirek Topolanek, secondo cui Praga comprendeva “che questa operazione fa parte delle manovre difensive israeliane”, insomma che è “più difensiva che offensiva”.