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LA CRISI ECONOMICA

Usa, bruciati 500mila posti di lavoro
Obama: "E' il momento di agire"

Oltre mezzo milione di posti di lavoro persi a dicembre, più di due milioni e mezzo nel 2008, il tasso di disoccupazione al 7,2%: i numeri della crisi negli Stati Uniti sono sempre più allarmanti

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Obama, la prima conferenza stampa (foto Ap/Lapresse, Charles Dharapak) New York, 9 gennaio 2009 - Oltre mezzo milione di posti di lavoro persi negli Stati Uniti in dicembre, più di due milioni e mezzo in tutto il 2008, il tasso di disoccupazione arrivato al 7,2 per cento, il massimo dal gennaio 1993. Se il presidente eletto Barack Obama era alla ricerca di un “promemoria” della gravità della recessione che non dà tregua al Paese, l’ha trovato nei numeri diffusi oggi dal dipartimento del Commercio.

 

Nell’anno appena concluso sono stati 2,6 milioni i posti di lavoro andati in fumo, il massimo dalla 1945, anno della Seconda Guerra Mondiale. Di questi, quasi due milioni negli ultimi quattro mesi, a testimonianza del fatto che la crisi si è fatta più profonda nell’ultima parte del 2008 e che potrebbe protrarsi anche nel 2009. Secondo il presidente eletto si tratta di “un drammatico promemoria” della necessità che sia approvato al più presto un piano di incentivi all’economia, un pacchetto su cui la squadra di transizione di Obama sta lavorando e che potrebbe avere un valore di quasi 800 miliardi di dollari.

 

”E’ il momento di agire e di farlo senza ritardi”, ha detto Obama durante la conferenza stampa indetta per annunciare le nomine per i vertici dell’intelligence americana. Certo, lo scenario non è di certo confortante e non fa che mettere ulteriormente sotto pressione la Federal Reserve che, dopo la manovra aggressiva dello scorso dicembre con cui il tasso sui fed funds è stato portato a un range compreso tra lo 0 e lo 0,25 per cento, si trova ora a corto di idee sui passi da compiere per rilanciare l’economia americana.

 

In dicembre, i posti di lavoro persi sono stati 524.000. Una cifra da capogiro, specie se sommata ai 584.000 impieghi andati in fumo in novembre, quando è stato registrato il declino dell’occupazione peggiore dal 1974. A patire è stato soprattutto il settore manifatturiero e dei servizi, che hanno perso rispettivamente 149.000 e 273.000 posti di lavoro. Non sono rimasye escluse alcune colonne portanti dell’economia americana.

 

At&t, DuPont e Bank of America hanno annunciato licenziamenti nel corso del mese scorso, lo stesso hanno fatto Boeing e Alcoa e la spirale negativa non sembra destinata ad allentarsi nel breve periodo. “Se si va avanti di questo passo, il tasso di disoccupazione arriverà al 10 per cento, forse oltre, nel corso del 2010 al più tardi”, ha detto Rob Carnell, analista di Ing Bank.

 

In un contesto di questo genere, Obama ha presentato la sua idea. Anche se il mistero rimane fitto sul valore finale del pacchetto, si sa che includerà sgravi fiscali tra i 500 e i 1.000 dollari per le famiglie e incentivi da circa 3.000 dollari per le aziende che non licenziano personale. “Se i membri del Congresso hanno buone idee, sono qui per ascoltarle. Presentino un progetto che sia in grado di creare posti di lavoro in un modo efficiente e che non metta a rischio la capacità del Paese di gestire il deficit nel lungo periodo”, ha detto Obama, il cui piano dovrebbe creare tre milioni di posti di lavoro e, pur provocando un ampliamento del deficit federale nel breve periodo, dovrebbe contribuire a riportare la situazione sotto controllo nel lungo termine.










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