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TRAGEDIA SULLE ANDE / I SUPERSTITI

"Costretti a lasciare Elena
per non morire tutti"

Matteo Refrigerato, uno dei tre alpinisti sopravvissuti sull'Aconcagua, racconta le ultime terribili ore: "Elena era spacciata, aveva la pelle delle mani che si stava staccando visibilmente, in qualsiasi modo era impossibile salvarla"

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La vetta dell'Anconcagua (Ansa) Mendoza, 10 gennaio 2009 - Matteo Refrigerato , l'alpinista sopravvissuto sulle Ande dove ha perso la vita Elena Santin, racconta all'agenzia Ansa le terribili ore sull'Aconcagua: "Abbiamo dovuto prendere una decisione importante: o noi morivamo tutti o lasciavamo morire Elena. Abbiamo allora abbandonato Elena a malincuore, la forza di sopravvivenza del gruppo era troppo forte. Era morta, era spacciata, aveva la pelle delle mani che si stava staccando visibilmente, in qualsiasi modo era impossibile salvarla. Avevamo constatato con Marina il suo stato di gravità. Si era lasciata andare totalmente".

 

L'uomo è ricoverato da ieri all’ospedale italiano a Mendoza insieme a Marina Attanasio e Mirko Affasio, gli altri due compagni di scalate. Elena è scomparsa mercoledì e, successivamente, è scomparsa la guida argentina Federico Campanini; morto dopo essere stato raggiunto dai soccorritori.

 

Refrigerato è stato l’ultimo ad essere stato evacuato: ‘’Sapevamo benissimo che avevamo una nostra compagna che purtroppo poi è mancata per ipotermia totale subito dopo aver raggiunto la cima. In quel momento voleva solo morire. Ho cercato di darle delle sberle per riattivarle la voglia di vivere, voleva solo congelarsi, era senza guanti, ho provato a scaldarla con il mio corpo. Cercavo di far arrivare qualcuno, perchè Mirko non ci vedeva più".

 

"Poi ci siamo spostati per metterci al riparo dal freddo. Il gruppo è stato per ore e ore senza acqua e senza cibo, bevendo soltanto la nostra pipì per idratarci. Abbiamo quindi dato la nostra posizione. L’ultimo giorno eravamo pronti a spostarci ma ecco che abbiamo sentito arrivare le urla dei soccorritori".










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