Il nostro connazionale Eugenio Vagni era impegnato con i colleghi, uno svizzero e un filippino, in una missione medica. Un commando armato ha fermato l'auto su cui viaggiavano e li ha trascinati via
Roma, 15 gennaio 2009 - Un volontario italiano della Croce rossa internazionale è stato rapito sull’isola di Jolo, nel sud delle Filippine, insieme a un collega svizzero e a una filippina. Il sequestro non è stato rivendicato, ma secondo fonti militari sarebbe opera di estremisti islamici: Jolo è una roccaforte di Abu Sayyaf, l’organizzazione fondamentalista vicina ad Al Qaeda. Fonti della Croce Rossa non escludono, però, che si tratti di banditi.
Eugenio Vagni, tecnico-logistico della Croce Rossa, ha 62 anni ed è originario di Montevarchi, in provincia di Arezzo.
Risiede nelle Filippine dal febbraio 2008. Insieme a lui sono stati catturati il trentottenne volontario svizzero Andreas Notter e la trentasettenne filippina Jean Lacaba.
A mezzogiorno ora locale (le 5 di mattina in Italia) i tre erano di rientro da alcune visite nel penitenziario provinciale ed erano diretti all’aeroporto a bordo di una vettura con le insegne della Croce Rossa quando sono stati fermati da un commando armato in moto che li ha portati via con la forza. L’autista e altri due filippini che si trovavano a bordo hanno dato l’allarme dopo esser stati rapinati e lasciati andar via. I tre rapiti, che erano di base a Zamboanga City, a Mindanao, erano arrivati a Jolo martedì scorso.
Il presidente delle Filippine, Gloria Arroyo, ha ordinato che siano fatti i massimi sforzi per localizzare gli ostaggi, che potrebbero esser stati trasferiti nella giungla vicino alla città di Patikul. La Arroyo ha sottolineato che i militari devono fare il possibile per garantire l’incolumità degli ostaggi.
Un portavoce della Croce Rossa a Manila, Roland Bigler, ha assicurato che le operazioni umanitarie nel Paese non saranno sospese. La Croce Rossa ha buoni rapporti con i guerriglieri islamici nel sud delle Filippine e questo potrebbe favorire una pronta soluzione del sequestro.
L’Unità di crisi del ministero degli Esteri è stata allertata e segue il sequestro in stretto raccordo con l’ambasciata italiana a Manila e con le autorità locali. La famiglia ha chiesto il massimo riserbo. La moglie thailandese di Vagni, che sarebbe dovuta rientrare proprio oggi in Italia dalla Thailandia insieme alla loro figlioletta di un anno, ha deciso di rinviare la partenza. Il volontario toscano ha un altro figlio di 12 anni avuto da un precedente matrimonio.
Vagni è il quinto italiano rapito nel sud delle Filippine dal 1998.