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PRAGA/ PROCESSO ALL'ORRORE

L'appello del pedofilo: "Castratemi
Oppure continuerò a uccidere"

"Confessione choc: "Il sangue mi dava un piacere sessuale". Nella Repubblica Ceca già usato il bisturi su 94 condannati per abusi. Ma la Ue accusa: "Una pratica barbara e intollerabile"

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ROMA, 19 marzo 2009 - «CASTRATEMI, o continuerò a uccidere bambini», chiede un pedofilo a Praga. E i giudici hanno accontentato il desiderio di Pavel, 38 anni, già condannato per omicidio. Nella Repubblica Céca negli ultimi dieci anni sono stati castrati 94 pedofili, violentatori e anche esibizionisti: con un intervento chirurgico irreversibile, non solo con un trattamento chimico. E il Paese è stato posto sotto accusa a Bruxelles dalla commissione contro la tortura: una pratica barbara che non può essere tollerata dalla Ue.


Ma il dibattito divampa, e molti in Europa
chiedono di seguire l’esempio di Praga. In Polonia, lo stesso premier Tusk chiede una legge che permetta la castrazione chimica, almeno nel caso di pedofili recidivi, dopo che un uomo di 45 anni aveva violentato la sua giovane figlia generando due bambini. E lo stesso si chiede in Spagna, dopo l’uccisione di un bambino da parte di un pedofilo, più volte condannato. Perfino il presidente francese Sarkozy non sarebbe contrario. E l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, dopo una serie di bambini e adolescenti violentati e uccisi, aveva proposto anni fa l’ergastolo per i pedofili: «Non c’è cura, bisogna toglierli di mezzo», dichiarò.


Pavel (di cui non si conosce il cognome) nel 1989, allora diciottenne, fece a pezzi un ragazzo di 12 anni, figlio di vicini di casa. «Il sangue mi dava un piacere sessuale», ammise. Dopo sette anni di carcere e cinque di ospedale psichiatrico, chiese di venir castrato.

«OGGI, VIVO e sereno, ho una romantica relazione sessuale, e lavoro come giardiniere in un ente cattolico. Sono diventato un essere umano», conclude Pavel.
«La castrazione chirurgica è un atto crudele», accusa invece l’avvocato slovacco Ales Butala, «non è un’operazione necessaria, mutila un essere umano, e non si è sicuri dei risultati. Tre pedofili cèchi castrati hanno continuato a compiere crimini sessuali». In Slovacchia non è una pratica ammessa, ma il mese scorso Antonin Novak, 43 anni, è stato condannato all’ergastolo a Praga per aver violentato e ucciso Jakub Simanek, 9 anni. Novak aveva appena scontato 4 anni di carcere in Slovacchia per atti di pedofilia. «Se fosse stato castrato come da noi, mio figlio sarebbe vivo», protesta il padre di Jakub. Anche per Novak, la castrazione non può venire inflitta. E’ sempre praticata su richiesta del colpevole, ma «spesso non gli si dà scelta», critica Butala.

IL PEDOFILO condannato all’ergastolo conquista la libertà grazie alla castrazione. Il sessuologo di Praga, Martin Hiolly, contesta le affermazioni di Butala: «Nessuno dei cèchi sottoposti a castrazione ha commesso reati sessuali». In Danimarca, la castrazione era ammessa negli anni ’60, e secondo i dati governativi, i casi di recidiva furono intorno al 2 %.
Anche in Germania, una trentina d’anni fa era possibile ricorrere alla castrazione chimica, su richiesta dei colpevoli. Un tragico caso mise fine alla pratica. Il 5 maggio 1980 a Lubecca, Anna Bachmeier, 7 anni, fu rapita, torturata e uccisa da Klaus Grabowski, un macellaio di 35 anni. L’uomo era stato condannato per violenza su due bambine, ma si era lasciato castrare e quindi rimesso in libertà. Grabowski trovó un medico compiacente che gli praticò iniezioni di testosterone.

LA MADRE della piccola vittima, Marianne Bachmeier, 31 anni, durante il processo uccise il pedofilo sparandogli a bruciapelo 8 colpi di pistola. La donna venne condannata a sei anni, e liberata dopo tre. Sul caso fu girato un film, e la castrazione chimica venne abbandonata. Oggi, un pedofilo di Magonza, condannato a sette mesi, ma con la prospettiva di passare anni in un ospedale psichiatrico, ha chiesto di venir castrato, o che gli venga permesso di emigrare nella Repubblica Céca per venire operato. «Non ho altra scelta», sostiene. Molti psichiatri sostengono che la perversione non è «fisica», ma riguarda il cervello. Non può essere dunque eliminata con un intervento chirurgico. 

DI ROBERTO GIARDINA










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