Il Papa visita lo Yad Vashem, il memoriale all'Olocausto: "Le sofferenze degli ebrei morti non vengano mai sminuite o dimenticate". Poi pianta un ulivo insieme al presidente israeliano Shimon Peres
Gerusalemme, 11 maggio 2009 - Possano le “sofferenze” degli ebrei morti nella Shoah “non essere mai negate, sminuite o dimenticate”: è il monito pronunciato da Papa Ratzinger allo Yad Vashem.
Nel primo giorno del suo soggiorno in Israele, Benedetto XVI visita il memoriale della Shoah di Gerusalemme a pochi mesi dalle polemiche suscitate dalle dichiarazioni negazionistiche del vescovo lefebvriano Richard Williamson. “Possano i nomi di queste vittime non perire mai!”, ha detto Benedetto XVI. “Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volontà vigilare per sradicare dal cuore dell’uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa!”.
”Sono giunto qui - ha detto ancora Ratzinger - per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah. Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto - ha detto il Papa - sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente”.
Il Papa e il presidente israeliano Shimon Peres hanno piantato insieme un ulivo, questo pomeriggio nel giardino del palazzo presidenziale di Gerusalemme. Il Pontefice e il capo dello Stato ebraico, entrambi ottuagenari, hanno imbracciato per alcuni secondi le pale per ricoprire con la terra la buca in cui è stata sistemata la pianta simbolo della pace.
INTERVENTO IMBARAZZANTE
Un rappresentante musulmano invitato ad un incontro interreligioso con il Papa, a Gerusalemme, ha preso la parola per una lunga intemerata in arabo contro Israele. Nell’imbarazzo generale, alcuni esponenti ebrei hanno lasciato la sala, un altro, convinto dagli organizzatori, è rimasto in sala scuotendo la testa. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha tentato di fermare, senza successo, il religioso islamico. Benedetto XVI - che aveva già tenuto il suo discorso - ha assistito alla scena con volto perplesso e - in assenza di traduzione dall’arabo - senza comprendere il senso dell’arringa. Ratzinger si è consultato, con un sorriso, con il suo segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Alla fine il rappresentante musulmano ha concluso con “Shukran” (grazie, in arabo) e l’incontro è stato interrotto in anticipo. L’evento è accaduto al Notre Dame of Jerusalem Center.
L'ARRIVO IN ISRAELE
«Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana». Lo ha detto Benedetto XVI, che oggi è arrivato in Israele. Per questo «è giusto e conveniente che, durante la mia permanenza io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinchè l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità».
«Come molti altri prima di me, vengo per pregare nei luoghi santi, e pregare in modo speciale per la pace: pace qui nella Terra Santa e pace in tutto il mondo», sono state le prime parole che ha pronunciato al suo arrivo a Tel Aviv. «La Santa Sede e lo Stato di Israele condividono molti valori, primo fra tutti l’impegno di riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita della società», ha detto il Papa nel discorso all’aeroporto di Tel Aviv, in risposta al saluto del presidente Shimon Peres.
«Il giusto ordine delle relazioni sociali presuppone ed esige il rispetto per la libertà e la dignità di ogni essere umano, che cristiani, musulmani ed ebrei credono ugualmente essere creato da un Dio amorevole e destinato alla vita eterna. Quando la dimensione religiosa della persona umana viene negata o posta ai margini, viene messo in pericolo il fondamento stesso di una corretta comprensione dei diritti umani inalienabili».
«Sfortunatamente, l’antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo», ha detto Benedetto XVI, per il quale «questo è totalmente inaccettabile». «Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo». «Gli occhi del mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi lottano per giungere ad una soluzione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze», ha detto il Papa.
«Le speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro più sicuro e più stabile dipendono dall’esito dei negoziati di pace fra Israeliani e Palestinesi». «In unione con tutti gli uomini di buona volontà - aggiunge il Pontefice - supplico quanti sono investiti di responsabilità ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti. A tale riguardo, spero e prego che si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità».
fonte agi