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GIORDANIA

Abdallah II nomina il figlio Hussein erede al trono

Si chiamerà Hussein II e, come il nonno, ha la passione dei motori. Il principe ereditario potrà presenziare a qualche parata, ma fino a 18 anni è escluso che si occupi di politica

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Hussein Ben Abdullah erede al trono (Ansa) Roma, 4 luglio 2009 - Con una firma in calce al papiro il re Abdallah II di Giordania ha nominato principe ereditario anche il giovane Hussein, che domenica scorsa ha compiuto 15 anni.
 

"Noi, Re Abdallah II del Regno Hashemita di Giordania, in attuazione del paragrafo A dell’articolo 28 della Costituzione, promulghiamo il Nostro Decreto Reale con la nomina del nostro figlio maggiore, sua altezza reale principe Hussein Bin Abdallah II, a Principe della Corona. Egli sarà investito di tutti i diritti e le prerogative relative a questo decreto".


Si chiamerà Hussein II e, come il nonno, ha la passione dei motori. Non si sa quando sarà la festa, per il nuovo erede. Nè se ci sarà. I giornali di Amman dedicano poche righe all’investitura. E nella preghiera del venerdì agli iman è vietato parlarne. Il principe ereditario potrà presenziare a qualche parata, ma fino a 18 anni è escluso che si occupi di politica. L’età comunque non imbarazza nè lui nè i genitori: "Questa nomina lo priverà dell’infanzia - aveva detto una volta la sovrana, Rania di Giordania - ed influirà nei suoi rapporti con gli altri. Ma ci sono anche aspetti positivi".


Il primo aspetto positivo per la famiglia reale è la definitiva uscita di scena del principe Hamzah, il fratellastro 29enne di Abdallah. Dieci anni fa poco prima di morire, il vecchio Hussein aveva indicato lui quale principe ereditario: un modo per spartire il potere tra i rampolli della seconda moglie inglese, mamma di Abdallah, e quelli della quarta, Nur, mamma di Hamzah. La volontà era stata rispettata. Fino al 2004, quando il re con un editto ufficializzò l’intrigo di corte: via il titolo, la sedia di principe della Corona restava vuota, Abdallah ringraziava il fratellastro per la rinuncia a "questa carica simbolica che ne ha ristretto la libertà d’azione e gli ha impedito d’esercitare le nuove responsabilità".










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