Il fotografo Andy Craddock ha immortalato la sua compagna e altre due modelle 21enni semi-nude fra le navate di una chiesa anglicana del 13esimo secolo, St Michael Penkivel. Il parroco ha lo denunciato per blasfemia
Londra, 1 agosto 2009 - Il Regno Unito grida allo scandalo per un servizio fotografico ‘hot’ in chiesa. L’idea è venuta al fotografo Andy Craddock, che ha immortalato la sua compagna e altre due modelle 21enni semi-nude fra le navate di una chiesa anglicana del 13esimo secolo, St Michael Penkivel, vicino a Truro in Cornovaglia.
Le immagini sono state pubblicate sul sito web del fotografo e subito notate dal parroco Andrew Yates, responsabile del luogo di culto, che ha denunciato Craddock per “blasfemia”. Lo scatto che ha più indignato il reverendo è quello in cui si vedono le modelle mimare un amplesso lesbo sdraiate proprio sull’altare della Chiesa. Ma c’è anche, ad esempio, una foto in cui una modella seminuda col viso dipinto “emerge” dalla fonte battesimale.
Craddock sostiene di aver scelto la chiesa come set dopo aver visto la commedia ‘La famiglia omicidi’ con Kristin Scott-Thomas. Dice di averne ammirato l’architettura e che voleva aggiungere al suo portfolio qualche scatto di fotografia feticista ed erotica.
“Posso capire che alcune persone trovino le foto offensive e inappropriate - afferma in un’intervista alla Bbc - ma in generale la risposta è stata molto positiva. Non ho mai voluto offendere. L’ho fatto per arte, e mostra la bellezza femminile”.
Gli avvocati del reverendo Yates sono di diverso avviso, e parlano di blasfemia come della “pubblicazione di elementi sprezzanti, scurrili o ridicoli relativi a Dio, Gesù, la Bibbia o i formulari della Chiesa d’Inghilterra”. “I nostri clienti ritengono che molte di queste fotografie costituiscano materiale blasfemo” scrivono in una lettera indirizzata al fotografo.
Quanto al reverendo Yates fa notare in un comunicato che Craddock non ha mai nemmeno tentato di chiedere il permesso per gli scatti. “Sono profondamente turbato - prosegue il religioso - dal fatto che possa aver agito pur sapendo che avrebbe arrecato una simile offesa”.
Un portavoce della Diocesi di Truro, che sta portando avanti l’azione legale contro il fotografo aggiunge che “la Chiesa deplora l’uso dei luoghi sacri in un modo simile”. “Che sia entrato legalmente o meno, ha usato quel luogo per uno scopo assolutamente improprio - conclude - per chiunque abbia standard ragionevoli di decenza, questo va oltre il limite”.