'Rivoluzione' sanità in Usa
Obama incassa un altro sì
Il Senato americano ha votato questa notte il via libera al dibattito sulla riforma storica del sistema sanitario Usa che ambisce a estendere la sua copertura a più di 30 milioni di americani
Washington, 22 novembre 2009 - Il Senato americano ha votato questa notte il via libera al dibattito sulla riforma storica del sistema sanitario Usa che ambisce a estendere la sua copertura a più di 30 milioni di americani che ne sono sprovvisti, uno dei grandi impegni elettorali del presidente Barack Obama. Hanno dato il loro voto favorevole 58 senatori democratici e due senatori indipendenti, tra cui Joseph Lieberman: 39 senatori repubblicani hanno votato contro, un altro repubblicano, George Voinovich dell’Ohio, non si è espresso.
Il voto, a carattere procedurale, consente di procedere nella messa a punto della riforma, che al Senato vede un testo di 2.074 pagine. Al termine della votazione, il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha dichiarato: “Il voto storico di questa notte ci avvicina un po’ di più alla nostra volontà di porre fine agli abusi delle società assicurative, di ridurre i costi delle cure mediche, di garantire la stabilità e la sicurezza della copertura per malattia a quelli che ne hanno una e di offrire una copertura di qualità a quelli che ancora non ce l’hanno”.
L’iter per l’approvazione della riforma, comunque, resta ancora lungo e tortuoso. In particolare, sarà necessario unificare i testi della riforma della Camera e del Senato, che presentano alcune differenze sostanziali. La principale è che il testo approvato alla Camera prevede spese per più di mille miliardi di dollari e alcuni limiti per la copertura dell’aborto terapeutico. Il documento allo studio al Senato, invece, comporterebbe un costo di 848 miliardi di dollari entro il 2019 e consentirebbe una sorta di opzione pubblica, ovvero la possibilità per i singoli Stati di mettersi in concorrenza con le assicurazioni.
Tra i sessanta senatori favorevoli all’inizio del dibattito figurano anche Mary Landrieu (Louisiana) e Blanche Lincoln (Arkansas), che hanno sciolto le riserve solo all’ultimo. Da parte sua, il leader dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, ha messo in guardia contro l’adozione “di questo programma estremamente costoso in un momento in cui (...) i nostri creditori internazionali, i cinesi, ci danno lezioni sul nostro debito”.
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