Israele, accordo vicino con Hamas
per la liberazione di Gilad Shalit
Secondo il ministro dell'Industria Ben Eliezer: "Ci sarà un alto prezzo da pagare". Gli israeliani potrebbero liberare 1.000-1.500 detenuti palestinesi, tra cui il leader di Fatah Marwan Barghuti, per riavere il caporale rapito a Gaza nel 2006. Ma non mancano le polemiche
Tel Aviv, 24 novembre 2009 - Israele "è molto vicino a un accordo su uno scambio di prigionieri" con Hamas per ottenere la liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito a Gaza nel 2006. Lo ha riferito il ministro dell’Industria, Ben Eliezer.
"Ci sarà un alto prezzo da pagare", ha ammesso, "ma penso che il governo lo approverà, questo accordo dimostrerà a tutte le madri di Israele che non siamo disposti ad abbandonare un solo soldato".
E "l’alto prezzo" sarebbero, secondo indiscrezioni, i 1.000-1.500 detenuti palestinesi rimessi in libertà: tra di loro 450 condannati per fatti di terrorismo e forse anche Marwan Barghuti, il leader di Fatah che sta scontando l’ergastolo in Israele per aver istigato le violenze della seconda Intifada.
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha però nuovamente frenato ribadendo che qualsiasi intesa richiederà il via libera del governo e "un dibattito pubblico". "Non c’è accordo e non so se mai ve ne sarà uno, ma semmai vi sarà toccherà al governo pronunciarsi", ha affermato a margine di una visita al quartier generale della polizia israeliana.
A gettare acqua sul fuoco anche il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, che in visita in Israele ha rifiutato di parlare dell’ipotesi, nonostante la Germania stia mediando tra Israele e Hamas: dopo l’incontro con il collega Avigdor Lieberman, Westerwelle ha detto di confidare che un accordo arrivi in tempi brevi, ma ha aggiunto che le indiscrezioni possono mettere a rischio l’esito positivo. Cautamente ottimista anche il ministro francese, Bernard Kouchner che ha parlato di "sviluppi positivi nei negoziati".
Ma in Israele non si placano le polemiche. Un gruppo di familiari di vittime del terrorismo ha chiesto all’Alta Corte di Giustizia di obbligare il governo a rendere pubblici i particolari di ogni accordo con Hamas. Molti israeliani ritengono che la liberazione di oltre un migliaio di detenuti palestinesi sia un prezzo troppo alto da pagare e che espone il Paese a un serio rischio per il futuro.
Secondo Netanyahu, la decisione è tra due poli: "Da un lato, il desiderio di prendersi cura dei nostri soldati e riportarli a casa, dall’altra evitare il rischio di incoraggiare sequestri futuri". Ma nonostante la cautela, molti membri del governo e lo stesso presidente israeliano, Simon Peres, hanno assicurato che la liberazione di Shalit non è mai stata così vicina.
E oggi una delegazione di Hamas, tra cui membri di spicco dell’organizzazione, si riuniscono al Cairo per tentare di chiudere l’accordo con i mediatori egiziani e tedeschi. Poi, i componenti della delegazione che vivono in Siria faranno ritorno a Damasco per aggiornare sulle novità il capo del comitato politico, Khaled Meshal.
E lo scambio avverrà, secondo il giornale di Hamas Al-Risalah, alla fine della festa islamica di Id ad-Adha, che comincia venerdì e termina lunedì.
agi
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