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Il 'verde' Pachauri
nell'occhio del ciclone

Il presidente del 'Gruppo Intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici' delle Nazioni Unite accusato di conflitto di interessi tra il suo ruolo al Palazzo di Vetro e il vastissimo portafoglio di affari personali

        di Giampaolo Pioli e Valeria Robecco

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Onu: si infiamma la polemica sul clima, nell'occhio del ciclone Rajendra Pachuri New York - I ghiacciai dell’Himalaya non si sono ancora sciolti ma le acque intorno al 'profeta del clima', il prof. Rajendra Pachauri, insignito insieme ad Al Gore del Nobel per la Pace nel 2007 cominciano a riscaldarsi fortemente. L’ingegnere economista indiano di 69 anni nominato dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon a capo della commissione generale sui cambiamenti climatici, è finito questa volta sotto accusa non per l’esagerazione di certi studi di settore pubblicati come vangelo sui cambiamenti climatici e poi smentiti frettolosamente, ma per essere al tempo stesso alla guida dell’organismo internazionale delle Nazioni Unite che suggerisce ricette rimedi e lancia allarmi e al tempo stesso consulente di aziende private, società,banche o addirittura università che dal clima traggono profitto.
 

"Mi sento perfettamente sereno", dice Pachauri al New YorkTimes- è vero faccio consulenze in giro per il mondo ma personalmente non ricevo una lira…tutti i compensi o le donazioni vanno all’Energy and Resource Institute". Il potente centro di ricerca 'non profit' che l’economista scienziato ha contribuito a fondare a New Delhi nel 1982 riceve enormi finanziamenti internazionali ed è stato l’ideatore del progetto 'Accendiamo un miliardo di vite' che provvede alla distribuzione di lanterne solari in tutta l’India rurale portando l’elettricità dove non era mai arrivata.
 

Le accuse a Pachauri che in un primo tempo hanno sfiorato anche la figura dell’ex vice presidente Al Gore si sono rafforzate da quando anche un senatore repubblicano del Wioming John Barrasso per questa sua condotta 'poco etica' ha chiesto le dimissioni.
La tesi è semplice: 'Pachauri ha una posizione molto influente e i suoi rapporti spesso servono a modificare o creare nuove leggi che possono diventare estremamente vantaggiose per le aziende o le istituzioni che lui frequenta come consulente pagato…..'. Nella lista dei compensi che alcuni quotidiani inglesi hanno scoperto, oltre ai 49.000 dollari denunciati come stipendio dell’organizzazione di Delhi più 16.000 dollari di interessi bancari, Pachauri sembrerebbe l’architetto e il tramite anche di altri contributi versati alla 'Energy and Resource Institute' che vanno dai 140.000 dollari della Deutsche Bank, agli 80.000 dollari della Toyota, dai 25.000 del Credit Suisse ai 48.500 dell’università di Yale dove ha tenuto diverse lezioni.
 

"Questa gente vuole che io mi dimetta" dice, "ma io non lo faccio perché nessuna delle mie consulenze ha minato la limpidezza del mio lavoro che consiste soprattutto nel presentare al grande pubblico e ai grandi complessi industriale i rischi dei cambiamenti climatici".
L’organismo dell’Onu considerato il punto di riferimento per la revisione inter partes della climatologia nel 2007 richiamò l’attenzione sulla forte probabilità che il riscaldamento globale avrebbe provocato la scomparsa dei ghiacciai Himalayani entro il 2035. Pachauri sulle prima definì 'scienza vudù' la previsione del governo indiano che giungeva a definire senza fondamento lo scioglimenti dell’Himalaya, ma successivamente si scoprì che gli studi si basano su proiezioni di un glaciologo impegnato in uno dei gruppi di lavoro dello stesso Pachuri.
 

Al Palazzo di Vetro per ora fanno quadrato intorno a lui e gli riconoscono il ruolo di formidabile comunicatore, ma sono in tanti a pensare che l’ingegnere economista che ha vasti interessi e investimenti proprio nel settore dell’ambiente, dovrebbe dedicarsi a tempo pieno al lavoro dell’Onu e non inframmezzarlo con prestazioni professionali private molto ben compensate e la cui trasparenza spesso risulta complicata da accertare.

Giampaolo Pioli, Valeria Robecco