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Elezioni in Iraq, urne aperte tra i colpi di mortaio: 38 morti

Elezioni legislative nel mirino dei terroristi. Le misure di sicurezza sono estreme: frontiere ed aeroporti sono chiusi da ieri alle 22 fino alle 5 di lunedì

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Iraq:minaccia di Al Qaeda ncombe sulle elezioni
Iraq:minaccia di Al Qaeda ncombe sulle elezioni

Baghdad, 7 marzo 2010 - La giornata elettorale in Iraq si è aperta all’insegna di attentati e colpi di mortaio, che non sono riusciti comunque ad intimidire gli iracheni e a tenerli lontani dalle urne. Il bilancio però è pesante: a Baghdad e in altre città del paese, 38 persone hanno perso la vita, altre 100 sono rimaste ferite, secondo stime fornite dal ministero degli Interni iracheno.
 

Almeno una ventina di colpi di mortaio hanno colpito diversi edifici nel quartiere sunnita di Azamiyah, a nord di Baghdad: fra le vittime del crollo di una casa anche diversi bambini. Numerosi colpi di mortaio sono stati lanciati anche verso la cosiddetta ZOna Verde, quartiere superprotetto di edifici governativi e dove ha sede l’ambasciata americana. Qui ha deposto il suo bollettino anche il premier, Nouri al Maliki, che ha minimizzato le violenze: “Questi attacchi non sono che rumore, per impressionare gli elettori, ma gli iracheni sono un popolo che ama le sfide”, ha dichiarato il leader sciita.
 

Lunghe code di elettori, chiamati a rinnovare il Parlamento, si sono formate nei seggi elettorali di tutto il Paese, compreso nelle regioni a maggioranza sunnita, come Mosul nel nord o Al Anbar nell’ovest, che avevano boicottato lo scrutinio nel 2005.


Dodici coalizioni e 74 partiti sono in corsa, ma solo due liste sono date per favorite: quella a forte connotazione religiosa sciita, l’Alleanza per lo Stato di diritto” di Al Maliki e l’altra assolutamente laica , il Blocco iracheno, guidata dall’ex capo del governo, Iyad Allawi. 
 

Per Barack Obama il voto iracheno rappresenta una "pietra miliare" nella storia del Paese che dovrà affrontare comunque tempi "molto difficili" in futuro. Secondo il presidente americano malgrado l’ondata di violenze odierne abbia causato almeno 38 morti il livello della sicurezza dimostra la "crescente capacità" delle forze di sicurezza irachene. Obama ha anche confermato che gli Usa procederanno secondo i piani al ritiro delle truppe entro la fine del 2011.

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