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Hamas: contro i negoziati
"una sala operativa comune"
per colpire Israele

Khaled Lashaal, leader politico del gruppo estremista palestinese, ha accusato il presidente Abu Mazen di aver aperto una trattativa “illegale” con il premier Netanyahu

    di Giampaolo Pioli

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hamas NEW YORK- Non piace ai gruppi estremisti palestinesi e ai leader di Hamas l’avvio “incoraggiante” dei negoziati di pace tra Abu Mazen e Netanyahu a Washington.  “Sono nati morti…e sono destinati a fallire perché i popoli della regione sono capaci di far sparire il regime sionista dalla scena…” grida il sempre più isolato Ahmadinejad da Teheran in occasione della “giornata per Gerusalemme” a sostegno dei palestinesi. Durissimo anche il leader degli hezbollah sciiti libanesi Nasrallah che dal suo rifugio segreto arringa i seguaci dicendo “Israele è uno stato immorale che non può avere alcuna legittimità”.


Almeno una dozzina di fazioni armate
che fiancheggiano Hamas come formazioni combattenti hanno annunciato di aver unito le forze in una “sala operativa comune” per colpire con durezza non solo Israele ma anche lo stesso Abu Mazen che ha avviato la trattativa a nome del popolo palestinese. Da Damasco Khaled Lashaal leader politico di Hamas accusa il presidente palestinese di aver aperto un negoziato “illegale” perché Hamas è assente e di portare i palestinesi “al mercato degli schiavi sotto gli auspici di Obama”.


Questa violenza verbale però, gli attentati ai coloni e probabilmente altre violenze che seguiranno nei giorni che separano dal secondo giro di colloqui negoziali fissato il 14-15 settembre a Sharm El Sheik in Egitto sono anche la prova delle difficoltà crescenti in cui si verrebbero a trovare i gruppi estremisti se il negoziato di pace avesse successo.


Le forze di sicurezza
di Abu Mazen hanno già arrestato più di 150 esponenti di Hamas in Cisgiordania proclamando la “tolleranza zero” nei confronti degli estremisti che tentano di colpire i coloni israeliani per sabotare il negoziato di pace.


Al tempo stesso il presidente palestinese senza volerla indicare come precondizione ha mandato un messaggio molto netto a Netanyahu subito dopo i colloqui: “non ci siederemo più al tavolo se gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme riprenderanno...”.


Ufficialmente il premier israeliano
ha annunciato che non estenderà la moratoria che scade il 26 settembre, ma sono in molti a ritenere, Obama e la Clinton fra questi, che Netanyahu continuerà a rispettarla senza annunciarlo pubblicamente ed avrebbe già fatto pressione sui coloni che lo hanno sfidato rimettendo in moto le betoniere affinchè interrompano immediatamente i lavori.


La situazione rimane esplosiva ma in grande fermento. La stampa israeliana per la prima volta in decenni registra un “cauto ottimismo”. Quella palestinese insiste fortissimo con titoli del tipo “stop agli insediamenti o stop al dialogo”.


A Sharm El Sheik fra dieci giorni torneranno anche Hillary Clinton e George Mitchell come mediatori e arbitri. La lega araba ha ricevuto un pressante invito dal presidente Obama a “sporcarsi le mani” in questa che può diventare “un’occasione unica” per la pace. La Casa Bianca ha spedito d’urgenza un inviato in Siria per convincere il presidente Assad ad usare tutta la sua influenza sui leader di Hamas rifugiati a Damasco affinchè non incitino alla violenza ma diventino parte del processo di pace.

La mancata rappresagli immediata degli israeliani per la brutale uccisione dei 4 coloni viene vista come un segno di moderazione perché questa volta le cose si stanno davvero muovendo.
 

Giampaolo Pioli