"3096": Natasha Kampush racconta i giorni dell'orrore
Quattro anni dopo la liberazione, esce l'autobiografia della ragazza tenuta segregata per 8 anni: veniva picchiata fino a 200 volte a settimana. A 14 anni costretta dormire con il suo aguzzino: "Ma non voleva sesso"

Londra, 6 settembre 2010 - Picchiata duecento volte a settimana fino a sentirsi "spezzare la spina dorsale", costretta a fare in continuazione le pulizie di casa seminuda, obbligata a dormire ammanettata al suo aguzzino. Natasha Kampush, quattro anni dopo la fuga dalla sua prigione nei pressi di Vienna, racconta per la prima volta il suo "inferno" in un’autobiografia dal titolo "3.096 giorni", anticipata dal Daily Mail, in cui ripercorre gli otto anni trascorsi nelle mani di Wolfgang Proklopuil.
Natasha fu catturata nel marzo del 1998 a soli dieci anni mentre andava a scuola. Rinchiusa in uno scantinato senza finestre e sottoposta a torture fisiche e mentali, riuscì a fuggire dalla sua prigione nell’agosto del 2006. Proklopuil, 44 anni, si suicidò poco prima dell’arrivo della polizia.
"Non sei più Natasha, ora appartieni a me", le diceva l’uomo che, attraverso un altoparlante nella sua cella, le urlava in continuazione: "Obbedisci, obbedisci". Nel libro, che uscirà il prossimo 16 settembre, Natasha racconta i particolari della prigionia e le fissazioni dell’uomo che voleva essere chiamato "Maestro", "Mio signore" e che la costringeva a inginocchiarsi davanti a lui: "Sei la mia schiava", le diceva.
Priklopil, ex ingegnere della Siemens, aveva detto a Natasha che i suoi parenti si erano rifiutati di pagare il riscatto: "Sono felici di liberarsi di te", le ripeteva. Natasha è stata costretta per otto anni a relazionarsi con lui, unico contatto umano. La prima notte di prigionia "gli chiesi di raccontarmi una storia della buonanotte per conservare un’illusione di normalità", racconta la Kampush.
A 14 anni, per la prima volta, Natasha fu costretta a dormire con il suo carceriere. "Ero paralizzata per la paura appena si è disteso accanto a me e ha legato i miei polsi ai suoi con delle manette di plastica. Non potevo fare alcun rumore, la mia schiena era stata colpita così forte che era diventata blu, mi faceva così male che non riuscivo ad appoggiarmi e le manette mi tagliavano la pelle", racconta.
"Non si trattava di sesso, voleva semplicemente qualcosa da coccolare", scrive la ragazza. La Kampush ricorda anche quando Priklopil le faceva la doccia nuda nella vasca: "Mi lavava come un’automobile". Nell’autobiografia, Natasha racconta di essere stata costretta a radersi i capelli e di aver tentato più volte il suicidio.
Quattro anni dopo aver ritrovato la propria libertà, Natasha confessa di sentirsi libera solo "talvolta" e spiega però come almeno "si sforzi di sentirsi libera". La giovane donna, oggi 22enne, racconta dei piccoli passi per tornare alla vita, della grande determinazione necessaria a compierli. Spiega di avere costruito importanti amicizie, di essere riuscita a riporre fiducia nelle persone. In un’intervista alla Dpa, racconta di aver provato ad andare a cavallo: "Ma non mi sembra una cosa buona, il fatto di addomesticare i cavalli e costringerli a fare cose che non vogliono. Mi ricorda troppo ciò che mi è accaduto".
Nel libro Natasha ricorda il giorno del sequestro, il fatto che solo da poco le era stato consentito di recarsi a scuola a piedi da sola nella città di Donaustadt. Descrive il rapimento come una "coreografia del terrore". "Se ho urlato? Non credo. Anche se tutto dentro di me era un urlo. Se ho lottato? Devo averlo fatto, perché il giorno dopo avevo un occhio nero". "Il tutto è durato solo pochi secondi. Ma nel momento in cui la porta dell’auto si è chiusa dietro di me, sapevo bene che ero appena stata sequestrata, e che probabilmente sarei morta".
Natasha racconta ancora dei pestaggi, di cui ad un certo punto ha cominciato a prendere nota, di essere stata costretta da Priklopil a scegliersi un altro nome - Bibiana - di aver pensato più volte al suicidio come unica via di fuga possibile, ma di non essere mai riuscita a portare a termine i suoi propositi.
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