Onda di fanghi chimici su una città ungherese Almeno quattro morti Scatta l'emergenza
Fanghi di lavorazione di un impianto d'alluminio hanno invaso l'area di un villaggio raggiungendo 400 case. Circa 80-90 persone sono andate in ospedale per farsi curare, 10 sono gravi. Sette dispersi
Roma, 5 ottobre 2010 - Disastro ecologico in Ungheria occidentale. Una riserva di fanghi chimici, scarti di lavorazione di una fabbrica di alluminio, si sono riversati in un villaggio. Almeno quattro residenti sono morti. Di questi, due sono bambini. Lo riferisce l’agenzia di stampa Mti.
Un uomo di 35 anni è stato investito dall’onda di fanghiglia rossa mentre era alla guida di un Suv. Una donna anziana, invece, è morta in casa. Ma lo spettacolo più orribile i soccorritori l’hanno visto in una casa, dove sono stati trovati senza vita i corpicini di due sorelline, una di tre e l’altra di un anno.
Il bilancio del disastro rischia di essere comunque ancor più pesante. All’appello mancano ancora sette persone. Altre 120 sono ferite e presentano per lo più danni dovuti all’alta tossicità chimica dei materiali che si sono riversati per le strade. Le città interessate sono diverse, tra queste le principali sono Kolontal, Dev ecser e Somlovasarhely.
Le autorità di protezione civile hanno proclamato lo stato d’emergenza in tre distretti. Gli effetti della contaminazione sulle persone potrebbero anche manifestarsi dopo giorni dall’esposizione, per cui i medici sono molto prudenti nel fornire cifre.
Dalla riserva dei fanghi s’è riversato per le strade qualcosa come un milione di metri cubi di materiale, che ha colpito un’area di 40 chilometri quadrati. In diversi punti i fanghi sono riusciti ad arrivare al fiume Mercal. Il segretario di Stato alle questioni ambientali Zoltan Illes ha paventato una "catastrofe ecologica", che si potrebbe manifestare se i fanghi dovessero arrivare ai fiumi Raba e Danubio.
"Quando ho sentito il rombo dell'ondata, per tutto il tempo, mi sono rifugiata con un salto sulla finestra e sono corsa verso il piano di sopra", racconta in lacrime Tude Erdelyi, residente a Devecser, che comunque è contenta di aver salvata il coniglio di famiglia e il suo gattino. Il marito, Robert Kis, è stato portato a Budapest da un elicottero, per essere curato per le ustioni prodotte dalla sostanza acida.
Sono circa 390 le persone che sono al momento senza casa. La bonifica della zona sarà lunga, ma questa è ancora la fase dei primi soccorsi. Il proprietario della riserva, la società Mal, ha comunicato che nell’invaso rimane ancora il 96-98 per cento dei fanghi tossici e sono in corso riparazioni per evitare ulteriori fuoriuscite. La direzione dello stabilimento ha fatto sapere che l'argine si è rotto a causa delle piogge che hanno indebolito e fatto franare la base. La riparazione è in corso, si precisa. Secondo esperti, saranno necessari diversi giorni.
Un'inchiesta giudiziaria chiarirà le eventuali responsabilità, lo ha annunciato il sottosegretario Illes. Tutte le spese di riparazione e risarcimentom, fanno sapere, saranno a carico dell'azienda, proprietaria del deposito. Sul luogo del disastro sono giunti anche il ministro dell’interno Sandor Pinter, il capo della protezione civile Gyoergy Bakondi.
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