Libia, bombardati i manifestanti: oltre 250 morti Gheddafi in Tv: "Sono qui, non sono fuggito" Ambasciatore Onu: "E' genocidio" - La diretta
Attaccata la tv di Stato, saccheggiati uffici e banche. Mistero sul colonnello: "Ha lasciato il Paese"; "No è ancora qui". Clinton: "Fermate il bagno di sangue". Si dimette il ministro della giustizia. Imam emette una fatwa anti-Gheddafi
- VIDEONEWS Libia nel caos dopo il discorso del figlio del Colonnello MULTIMEDIA Gheddafi, potere e folkore VIDEO Scontri in Libia tra manifestanti pro e contro Gheddafi
- FARNESINA "Pronti i piani di evacuazione", Eni e Finmeccanica rimpatriano i dipendenti. In Borsa soffrono le società legate a Tripoli SCHEDA Da Unicredit alla Juve, gli investimenti libici in Italia
YEMEN Nuove proteste, ucciso un altro manifestante MAROCCO Cinque vittime nel Nord dopo assalto a banca
BAHREIN Il re tratta con i manifestanti: plauso di Washington BAHREIN Cancellato il Gp di F1: apriva la stagione EGITTO Cameron in visita: è il primo leader straniero del dopo-Mubarak ALGERIA La polizia disperde manifestazione di studenti: 5 feriti TUNISIA Chiesta l'assistenza del Consiglio d’Europa per nuova costituzione - FOTO La protesta libica in giro per il mondo
Tripoli, 21 febbraio 2011 - Libia ormai sull’orlo della guerra civile. Nel settimo giorno di rivolta la protesta ha infiammato Tripoli accrescendo la pressione su Muammar Gheddafi che potrebbe essere già in volo per il Venezuela, mentre circolano voci di un golpe militare.
La situazione nella capitale libica si aggrava minuto dopo minuto. Testimoni oculari riferiscono che dopo aver aperto il fuoco con le mitragliatrici gli aerei da guerra libici hanno sganciato bombe in molti punti della capitale contro i manifestanti. E Al Jazeera sostiene che i morti nei bombardamenti sarebbero già oltre 250.
La Cnn, citando il giornale libico ex filogovernativo Quryna’s Perspectives, ha reso noto che mercenari africani sparano su civili a Tajuara, ad una quarantina di chilometri a est di Tripoli. La Cnn ha precisato di non poter confermare autonomamente la notizia perche’ il governo libico continua a negarle le ripetute richieste di accesso nel Paese.
E dopo i due colonnelli che hanno disertato atterrando con i loro Mirage a Malta per non sparare sulla folla come gli era stato ordinato, altri due piloti hanno fatto lo stesso. I due ufficiali, riferisce al Jazira, non hanno accettato, come hanno fatto altri colleghi, di aprire il fuoco sui manifestanti e si sono rifugiati in una base aerea vicina a Bengasi, una zona ‘controllata' dall’opposizione.
Nella capitale sono decine di migliaia i manifestanti anti-regime nelle strade, bersagliati dai tiri dell’artiglieria e dalle mitragliatrici degli aerei dell’aviazione militare che stanno sorvolando la capitale.. "A Tripoli - si legge su alcuni siti arabi - le milizie del regime in abiti civili e alla guida di auto senza targhe stanno uccidendo, picchiando e terrorizzando i civil". "In tutta la Libia sono state tagliate le comunicazioni ed internet".
ATTESA PER IL DISCORSO DI GHEDDAFI - Il leader libico Muammar Gheddafi rivolgerà a breve un discorso al paese, annuncia la Tv satellitare araba Al Arabiya. Un funzionario del ministero degli esteri libico conferma: "Gheddafi parlerà al paese. Non so che cosa dirà ma so che parlerà". Secondo alcune indiscrezioni sempre riferite dalla tv di Stato il rais respingerà in un’intervista le "voci calunniose che sono state diffuse".
In effetti il leader libico ha fatto una breve apparizione alla tv libica, apparentemente fuori dalla sua residenza a Tripoli, per smentire di essere scappato "in Francia o Venezuela... Sono ancora qui (nella capitale)", ha dichiarato.
Anche la Cnn ha mandato in onda stasera una brevissima clip del leader libico Muammar Gheddafi. Dalle immagini, di poche secondi, si vede Gheddafi che scende da un’auto e si apre un ombrello bianco. Secondo la CNN, le immegini sarebbero state riprese a Tripoli mentre Gheddafi arrivava alla tv libica.
LA FATWA - Yusuf al-Qaradavi, l’influente imam sunnita di origine egiziana, ha emesso una fatwa (un decreto religioso) che chiede a tutti i soldati libici di uccidere Muammar Gheddafi "per liberare la Libia da lui. Chiunque nell’esercito libico sia in grado di sparare un pallottola a Gheddafi dovrebbe farlo", ha detto Qaradavi. Il religioso, 82 anni, è noto per i suoi accesi sermoni alla tv al Jazira, seguiti da circa 40 milioni di telespettatori.
ALLARME ONU: E' GENOCIDIO - "È un vero genocidio sia nelle città orientali della Libia, sia quanto sta accadendo a Tripoli", ha detto alla Bbc il numero due della rappresEntanza libica all’Onu Ibrahim Dabbashi.
"Le informazioni che stiamo ricevendo da Tripoli -ha aggiunto- sono che il regime uccide chiunque scenda in strada. Ci sono mercenari ovunque nelle strade e appena appare un manifestante lo uccidono. Per lo meno gli sparano contro".
Dabbagh aveva in precedenza annunciato, assieme allo staff dell’ambasciata, di dissociarsi completamente dal regime di Gheddafi. Ai giornalisti aveva detto di non aver idea di dove si trovi l’ambasciatore.
LA CLINTON: FERMARE IL BAGNO DI SANGUE - "Il mondo osserva allarmato la situazione in Libia", ha detto Hillary Clinton in un comunicato, e gli Stati Uniti "si associano alla comunità internazionale per condannare fermamente la violenza". "Il governo libico ha la responsabilità di rispettare i diritti universali del popolo - ha aggiunto il capo della diplomazia americana -. E’ tempo di fermare questo inaccettabile bagno di sangue’’.
Il segretario di Stato americano ha aggiunto che l’amministrazione Obama "lavora intensamente con i suoi alleati nel mondo per far passare questo messaggio al governo libico".
BILANCIO FUORI CONTROLLO - In mattinata sono state saccheggiate le sedi di tv e radio di Stato, Giamahiria 2 e Al-Shababia. La folla ha dato alle fiamme molti edifici governativi tra cui il Palazzo del Popolo, in cui si riunisce il Parlamento, il ministero dell’Interno e il quartier generale dei Comitati popolari, diretta emanazione del regime. Il bilancio dei morti è ormai fuori controllo e si parla di centinaia di morti solo nel raid aereo mentre le ong, prima del raid, avevano portato il numero dei morti delle proteste degli ultimi giorni fino a 400 vittime. Dopo Bengasi e Beida, anche altre città sarebbero ormai in mano ai manifestanti come Gialo nel sud della Cirenaica.
Il ministro della Giustizia libico, Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, intanto si è dimesso "per l’eccessivo uso della violenza contro i manifestanti" anti-governativi. La debolezza del regime è trapelata dall’unica reazione ufficiale affidata al discorso notturno di 40 minuti di Saif-al-Islam, il figlio secondogenito del leader libico. Saif non ha nascosto che il Paese è sull’orlo della guerra civile e ha parlato di un "complotto ordito da forze separatiste" Saif aveva assicurato che il padre era rimasto in Libia. Eppure da Bruxelles il ministro britannico William Hague ha confermato che il colonnello potrebbe già essere in viaggio per il Venezuela.
IL CONSIGLIO UE - Dal Consiglio Ue oggi riunito proprio sul caso Libia intanto è arrivata un ferma condanna della repressione e lo stesso segretario dell’Onu Ban ki-Moon ha parlato al telefono con Gheddafi cui ha intimato che "deve porre fine immediatamente" alle violenze.
Intanto è fuga degli stranieri dalla Libia, evacuano in 2300 i 50mila tunisini presenti nel Paese e molti governi europei stanno organizzando voli e rinforzando gli staff all’estero per facilitare il rimpatrio.
TRIBU' ANTI-GHEDDAFI - In questa situazione, anche le principali tribù libiche sembrano aver deciso di abbandonare il colonnello. Il capo della tribù Al-Zuwayya, nell'est della Libia, ha minacciato di tagliare le esportazioni di petrolio ai Paesi occidentali, se il regime di Tripoli non fermerà "l'oppressione dei manifestanti".
Anche Akram Al-Warfalli, leader di un'altra delle principali tribù libiche Al Warfalla, ha lanciato a sua volta un appello al leader libico Muammar Gheddafi dai microfoni della tv araba: "Al fratello Gheddafi diciamo che non è più un fratello e lo invitiamo a lasciare il Paese".
DISCORSO IN TV - Il figlio del colonnello Muammar Gheddafi, Saif al Islam, ha detto ieri sera in un discorso trasmesso dalla televisione che il popolo deve scegliere tra costruire una "nuova Libia" e sprofondare nella "guerra civile ", mentre gli scontri si sono allargati anche alla capitale Tripoli.
Secondo Saif al Islam, i bilanci forniti dagli "organi di informazione stranieri" sono "molto esagerati". Ma ha riconosciuto che alcune città, tra cui Bengasi ed El Beida, sono state preda di violenti scontri, e che i ‘rivoltosi’ sono in possesso di armi da guerra. Saif al Islam, che guida la corrente riformista dal 2007, prima di annunciare il suo ritiro dalla politica un anno dopo, ha detto che la Libia è stato bersaglio di un complotto straniero.
GIALLO SU GHEDDAFI - Intanto continuano a rincorrersi le voci di una fuga di Gheddafi, che non ha rilasciato nessuna dichiarazione dall’inizio delle proteste, il 15 febbraio scorso. Ma fonti libiche hanno smentito le illazioni che vorrebbero il raìs addirittura in Venezuela. Alcuni parenti del colonnello sono già scappati a Dubai: lo riferiscono autorevoli fonti degli Emirati Arabi Uniti. Nel tardo pomeriggio, il ministero degli esteri inglese ha dichiarato che Gheddafi sia in volo verso il Venezuela dove il dittatore Hugo Chavez gli offrirà asilo politico.
AL-ZAWIYA - Polizia e forze di sicurezza sono fuggite in massa da al-Zawiya, località della Libia occidentale situata qualche decina di chilometri a ovest di Tripoli, lungo l’arteria che conduce alla frontiera con la Tunisia: lo hanno riferito testimoni oculari arrivati nella città di confine tunisina di Ben Guerdane. Da allora, hanno raccontato, la città è completamente piombata nel caos: "Negli ultimi due giorni ci sono stati scontri tra sostenitori e avversari di Muammar Gheddafi, e così i poliziotti sono scappati intorno a mezzogiorno di ieri", hanno spiegato.
LA SITUAZIONE IN BORSA - Alla Borsa di Milano, intanto, l'escalation di violenza in Libia desta sempre piu' preoccupazione fra gli investitori. Il Ftse Mib sta segnando un calo del 3,125 e il Ftse All share del 2,97%. Unicredit accusa un colpo del 5%, Impregilo del 5,6% ed Eni del 5%. Sono peggiorate anche le altre Borse europee: Parigi scivola dell'1,12%, Francoforte dello 0,68% e Londra dello 0,3%.
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