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AVEVANO promesso, lo hanno fatto. Il Canada si ritira dal protocollo di Kyoto, suscitando proteste dall’Europa alla Cina. A motivare una mossa, che ha pochi paragoni nel diritto internazionale, non è tanto il fatto che Ottawa doveva ridurre del 6% entro il 2012 le sue emissioni rispetto al livello del 1990, e le abbia invece aumentate del 32%. Il motivo è politico, e ricade nella scoperta dei grandi giacimenti di sabbie bituminose che garantiscono al Canada uno spazio tra i produttori di combustibili fossili. Sia chiaro, il Canada ha il pieno diritto di ritirarsi dal Protocollo sfruttando le possibilità concesse dall’articolo 27 che consente l’uscita quando siano passati almeno tre anni dall’entrata in vigore del trattato (febbraio 2005) e almeno un anno prima della sua scadenza (dicembre 2012). Il Canada utilizza quindi una ‘finestra’ che si chiudeva il 31 gennaio di quest’anno. Ma è risibile la spiegazione data dal ministro dell’ambiente canadese che così «si evita il pagamento di multe per 13.6 miliardi di dollari».
IN REALTÀ nessuna multa del genere è prevista, e tale somma poteva semmai essere necessaria al Canada per acquistare i «diritti di inquinamento» e mettersi in regola. Ma se non lo avesse fatto e fosse stata dichiarata «non ottemperante», il massimo che le poteva capitare era essere chiamata a recuperare nel secondo periodo di Kyoto (che inizia il primo gennaio 2013) i tagli non fatti, penalizzati di un fattore 1,3. E solo se il Canada avesse accettato di parteciparvi. Ma la decisione, appunto, era politica. E getta una ombra sinistra sul futuro del protocollo globale che a Durban si è deciso che dovrebbe essere firmato nel 2015 per entrare in vigore nel 2020. Se andarsene è così facile, allora non c’è garanzia che un accordo sia davvero legalmente vincolante. Il che rischia di trasformare il mega accordo globale in un gigante dai piedi di argilla, che arriva tardi e rischia di crollare al minimo stormir di fronde. La morale è quindi rendere più difficile e costoso lo ‘svincolo’, se si vorrà che sia davvero efficace.
di Alessandro Farruggia