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Il premier è accompagnato dai ministri Terzi e Di Paola. Il cuore dell’incontro sarà la “Tripoli declaration”, una dichiarazione politica in cui si ribadisce il sostegno italiano
Roma, 21 dicembre 2012 - Il presidente del Consiglio Mario Monti è a Tripoli per una serie di colloqui con i vertici della 'Repubblica libica' post-Gheddafi. Fanno parte della delegazione governativa anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi e il titolare della Difesa Giampaolo Di Paola, che presenzieranno con Monti alla firma di una serie di accordi in materia, fra l'altro, di ricostruzione, cooperazione politica, sicurezza e pesca.
Nella capitale libica, per l'occasione, c'è anche l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni che firmerà oggi con la compagnia petrolifera libica un memorandum of understanding sul finanziamento di strutture sanitarie, case e formazione. Ad accogliere la delegazione italiana all'aeroporto c'erano il vice primo ministro libico Mustafa Abu Shagur e il ministro della Difesa Osama Jwelli oltre al picchetto d'onore e il corpo diplomatico straniero accreditato il Libia.
E' prima visita di Stato articolata di un capo di un governo occidentale nella nuova Libia del dopo-Gheddafi, a cui esprimerà il totale sostegno dell’Italia. Il 14 settembre c’era stata la visita congiunta di Nicolas Sarkozy e David Cameron, risoltasi però in poco più di una ‘photo opportunity’.Monti ha incontrato innanzitutto
Monti ha incontrato il capo del governo provvisorio di Tripoli, Abdel Rahim Al Kib, che al termine del colloquio ha annunciato che l'Italia aiuterà la Libia a proteggere gli impianti petroliferi e i confini, ma senza l'invio di militari. Al Kib ha riferito che i ministri della Difesa hanno firmato una lettera di intenti per "la creazione di un sistema di controllo delle frontiere gestito dalla Libia e per fornire addestramento, in particolare per la protezione degli impianti petroliferi". "La lettera riafferma la sovranità libica e precisa che non saranno inviate truppe italiane", ha aggiunto il premier.
Il presidente del Consiglio non vedrà il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, che ha già ricevuto a Roma, in quanto è impegnato a Bengasi nella definizione della struttura del futuro Parlamento.
L’obiettivo dell’Italia è accompagnare la transizione libica nel modo più equilibrato possibile e la visita vuole essere una manifestazione politica di sostegno al processo di stabilizzazione del Paese. Il cuore dell’incontro sarà la “Tripoli declaration”, una dichiarazione politica in cui si ribadisce il sostegno italiano, e in cui da parte italiana si farà un riferimento esplicito al rispetto diritti umani, chiedendo al governo di riattivare gli uffici dell’agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr. Organizzazione, tra le altre, che prima dell’inizio della guerra era costretta ad operare quasi clandestinamente e che allo scoppio delle ostilità venne chiusa.
Il governo italiano chiederà che venga consentito all’Unhcr, e a tutte le Ong, di operare alla luce del sole. Ci sarà un riferimento indiretto al “Trattato di amicizia” del 2008, su cui, a Tripoli, ci sono sensibilità diverse. Vi è un genuino e diffuso interesse a un rafforzamento, con un ‘reset’ in positivo, dei rapporti tra Libia e Italia, ma c’è chi vorrebbe lasciarlo sullo sfondo, in secondo piano, ritenendolo un lascito del passato regime, e chi invece con atteggiamento più pragmatico ci punta come base per i rapporti a prescindere da chi ne sia stato il firmatario.
In ogni caso l’Italia non ha alcuna intenzione di mettere in discussione il Trattato, che non è mai stato formalmente ‘denunciato’. “Pacta sunt servanda”, sottolineano fonti governative chiarendo che i 5 miliardi di dollari messi a disposizione di Tripoli all’interno dell’accordo rimangono: “Toccherà poi alle autorità libiche dirci cose ne vogliono fare”.
RESTITUITA LA 'TESTA DI DOMITILLA' - La ‘’Testa di Domitilla’’, una scultura marmorea trafugata in Libia nel 1969 e recuperata dai Carabinieri che il presidente del Consiglio Mario Monti ha riportato a Tripoli per restituirla alla Libia, è posizionata nella sala stampa dell’Hotel Rixos della capitale libica. La restituzione della ‘’Testa di Domitilla’’ sta a sottolineare le comuni radici storico-culturali e la volontà italiana di riprendere e ampliare ulteriormente la collaborazione nel settore della cultura e dell’archeologia.