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Scontri a fuoco nella notte, poi la scelta di ripiegare per non giustificare un intervento violento da parte del regime. Nel frattempo, ammontano in tutto ad almeno 61 le persone morte oggi nel Paese a causa della repressione
Nicosia, 21 gennaio - Tensione in Siria, smacco (pur se per poche ore) al presidente Assad. Dopo essersi impadroniti in serata di Duma, capoluogo della provincia meridionale di Rif Dimashq, appena una trentina di chilometri a nord-est della capitale Damasco, sono arretrati dalle posizioni conquistate gli ex militari che hanno disertato per non essere coinvolti nella repressione. Lo riferiscono gli attivisti.
Durante la notte Duma, una delle città epicentro delle rivolte contro il regime di Bashar al Assad, è stata teatro di scontri a fuoco e si sono udite esplosioni. Il presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani Rami Abdelrahmane ha riferito che i combattenti si sono ritirati dopo aver respinto le forze governative costrette a lasciare la città. "Sembra che abbiano scelto di non mantenere le posizioni conquistate perché ciò poteva fornire una scusa alle forze governative per intervenire in maniera violenta sul territorio".
IL BILANCIO DEGLI SCONTRI - Ammontano in tutto ad almeno 61 le persone morte oggi in Siria a causa della repressione: lo hanno denunciato fonti dei Comitati Locali di Coordinamento della Rivoluzione, una delle principali organizzazioni dell’opposizione, secondo cui nel computo sono compresi tra l’altro i cadaveri di trenta civili non identificati. I corpi sono stati ritrovati in giornata all’interno dell’ospedale di Idlib, capoluogo dell’omonima provincia nord-occidentale, a ridosso del confine con la Turchia.