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Siria: Arabia Saudita ritira gli osservatori

Lega Araba valuta se proseguire la missione. Ieri 13 morti

Mentre i vertici della Lega araba sono riuniti al Cairo per decidere se prolungare di 1 mese la missione in Siria, l’Arabia Saudita ha annunciato a sorpresa il ritiro  dalla criticata delegazione. In 10 mesi di rivolta e repressione si contano più di 5.400 morti

Disertori e ribelli siriani anti Assad (AFP)
Disertori e ribelli siriani anti Assad (AFP)

Damasco, 22 gennaio - Mentre i vertici della Lega araba sono riuniti al Cairo per decidere se prolungare di un mese la missione in Siria, l’Arabia Saudita ha annunciato 'a sorpresa' il ritiro dei suoi osservatori dalla criticata delegazione.

Il capo della diplomazia saudita, Saud al Faisal, ha annunciato che l’Arabia saudita “ritira i suoi osservatori dalla missione (della Lega araba) perchè il governo siriano non ha rispettato alcuna delle clausole” del piano arabo per uscire dalla crisi, secondo il testo del suo intervento durante la riunione ministeriale dell’organizzazione panaraba al Cairo.

Nella capitale egiziana una riunione ministeriale plenaria dell’organizzazione panaraba sta discutendo la raccomandazione di prolungare di un mese la missione in Siria. Il comitato ministeriale guidato dal Qatar ha studiato a porte chiuse il nuovo rapporto consegnato dal capo degli osservatori, il generale sudandese Mohammed Ahmed Moustapha al-Dabi. Secondo quest’ultimo, la missione, arrivata alla fine, andrebbe prolungata e rafforzata sul piano logistico, ma non mantenuta all’infinito, secondo una fonte diplomatica.

Il Consiglio nazionale siriano (Cns), il più importante gruppo all’opposizione in Siria, ha chiesto alla Lega araba di inviare il rapporto siriano al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ha criticato l’incapacità della missione a far cessare le violenze. Secondo l’Onu, in dieci mesi di rivolta e repressione si contano più di 5.400 morti.

OGGI TREDICI MORTI -  In Siria oggi sono state uccise almeno 13 persone, secondo gli attivisti dei Comitati locali di coordinamento. Otto vittime si sono registrate in diversi quartieri di Damasco, una nella roccaforte della resistenza, Homs, un’altra ad Hama e tre a Idlib a Nord, entrambe colpite ripetutamente dalla repressione che secondo l’Onu in oltre 10 mesi ha causato 5.400 morti.

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