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“Non posso avere spazio aggressioni e proteste di questo tipo”, ha detto Mick Goda, esponente dei gruppi che raccolgo le istanze aborigene. A scatenare la protesta le dichiarazioni di Tony Abbott, opposizione, che si era detto favorevole a rimuovere l’”ambasciata” aborigena
Sydney, 27 gennaio 2012 - I capi aborigeni hanno condannato l’aggressione al premier australiano Julia Gillard, costretta ieri a una fuga precipitosa da una celebrazione a Canberra, dopo che 200 aborigeni armati di pietre e bastoni hanno assaltato il ristorante in cui si trovava. Julia “la rossa” nella ressa è caduta e ha perso una scarpa, ma è stata protetta dalla scorta che le ha fatto da scudo fino all’automobile partita a tutta velocità, mentre alcuni manifestanti battevano sul tettino e accusavano lei e Abbott di razzismo. “Non posso avere spazio aggressioni e proteste di questo tipo”, ha detto Mick Goda, esponente dei gruppi che raccolgo le istanze aborigene.
A scatenare la protesta erano state le dichiarazioni di Tony Abbott, leader dell’opposizione, che si era detto favorevole a rimuovere l’”ambasciata” aborigena, l’accampamento che da 40 anni porta le istanze degli indigeni australiani nella capitale. Abbott era in compagnia del premier e anche lui è stato costretto alla fuga. Il tutto proprio nell’Australia Day, la giornata di festa che ricorda l’arrivo dei coloni inglesi nel 1788 ma che per gli aborigeni è il luttuoso Invasion Day.