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Il direttore dell'Ong: "I più piccoli vengono ammanettati e lasciati appesi per ore. I genitori di un tredicenne di Latakia, hanno raccontato che il proprio figlio è stato bruciato con le sigarette e ustionato con l’acqua calda". Intanto oggi in migliaia sono scesi in piazza per ricordare la strage di Hama: 19 morti negli scontri
New York, 3 febbraio 2012 - Bambini torturati e seviziati nei carceri siriani dalle forze di sicurezza del regime, con l’isolamento, i pestaggi, le scariche elettriche e le bruciature di sigarette. E’ la denuncia dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw) che in un rapporto pubblicato oggi ha documentato il caso di 12 bambini torturati nei centri di detenzione, precisando che i casi sono sicuramente molti di più.
“I militari - ha affermato il direttore dell’Ong Lois Whitman - prendono di mira i bambini alla pari degli adulti. Un centinaio di persone detenute nei carceri del regime hanno descritto il crescente utilizzo di varie tecniche di tortura, anche contro i più piccoli, che vengono ammanettati e lasciati appesi per ore. I genitori di un tredicenne di Latakia, si legge nel documento, hanno raccontato che il proprio figlio è stato bruciato con le sigarette e ustionato con l’acqua calda da parte delle forze del regime, durante i nove giorni in cui è stato detenuto nel mese di dicembre per accuse di incitamento alla rivolta e atti vandali contro le auto della polizia. Un altro 13enne ha raccontato a Hrw di essere stato spesso incosciente per le scosse elettriche allo stomaco durante i tre giorni di detenzione nel maggio scorso.
In Siria dall’inizio delle rivolte anti-governative molte scuole hanno chiuso, trasformandosi in centri di detenzione per le migliaia di rivoltosi, sorvegliati a vista dai cecchini sui tetti. Una 17enne di Latakia ha raccontato all’Ong che nel mese di maggio dell’anno scorso, le forze di sicurezza sono entrate con forza nella scuola e arrestato tutti i maschi presenti, dopo averli interrogati sulle scritte anti-regime dipinte sui muri della scuola. Per questo Hrw esorta il Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite di chiedere fermamente al governo siriano di porre fine a qualsiasi forma di violazione dei diritti umani. Secondo le nazioni Unite, centinaia di bambini hanno perso la vita dall’inizio delle rivolte contro il regime degli Assad.
IN MIGLIAIA IN PIAZZA PER RICORDARE IL MASSACRO DI HAMA - La diplomazia non riesce a superare il ‘niet’ della Russia all’Onu per una risoluzione sul conflitto siriano. Ma mentre al Palazzo di Vetro si discute di commi e paragrafi, in Siria si continua a morire. Centinaia di migliaia di persone sono attese in piazza per ricordare il trentennale del massacro di Hama, in cui il padre del presidente Bashar al-Assad, Hafez, stroncò nel sangue la rivolta dei Fratelli musulmani provocando tra i 25mila e i 50mila morti. A metà giornata già si contavano 19 morti nella respressione delle proteste.
I membri del Consiglio di Sicurezza Onu hanno trovato un accordo di massima su un testo della bozza di risoluzione sulla Siria, ma la Russia chiede tempo e continua a minacciare il veto qualora il documento venisse votato oggi. Secondo fonti della BBC, i rappresentanti russi chiedono più tempo per consultarsi con Mosca sulla nuova versione, emendata da alcuni passaggi non graditi al Cremlino e sostanzialmente annacquata rispetto alla precedente versione. “Abbiamo il testo - ha detto l’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vitaly Churkin, citato dall’agenzia Ria Novosti, dopo un incontro a porte chiuse del Consiglio - lo invieremo alle nostre capitali e aspetteremo il risultato”.
Churkin - che nei giorni scorsi si era fatto portavoce dell’opposizione del Cremlino alla bozza appoggiata da Paesi arabi e Occidente - ha notato comunque che l’attuale accordo sul nuovo documento “non predetermina in alcun modo il suo destino”, lasciando intendere che un voto favorevole di Mosca è lungi dall’essere scontato. Nel nuovo testo, è stata stralciata la parte del passaggio di poteri di Assad al suo vice, come pure la frase “formazione di un governo di unità nazionale”; rimosso anche un paragrafo che esorta gli Stati membri ad agire per impedire il flusso di armi verso la Siria, altro passaggio che aveva trovato l’opposizione della Russia. Intanto in Siria, si vive l’ennesimo venerdì di sangue.
Secondo gli attivisti locali, alla fine della preghiera ci sono stati cortei e scontri in molte città, con un primo bilancio di 19 morti.