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Suor Josephine: "La mia scuola della convivenza"

La preside delle scuole San Giuseppe di Ain Ebel: "Qui ci sono 800 alunni, per metà cattolici e per metà musulmani. E’ difficile distinguerli"

I bambini delle scuole San Giuseppe di Ain Ebel in Libano (foto dell'inviato Lorenzo Bianchi)
I bambini delle scuole San Giuseppe di Ain Ebel in Libano (foto dell'inviato Lorenzo Bianchi)

Tiro (Libano meridionale), 4 febbario 2012 - Suor Josephine Nasr, 65 anni, è una religiosa della congregazione dei santi cuori di Gesù e della Vergine e preside delle scuole San Giuseppe di Ain Ebel in Libano. E’ nata a Baalbek nella valle della Bekaa. Ha vissuto nello Chouf gli anni dell’eccidio della guerra civile durata 15 anni, dal 1975 al 1990. "Durante la guerra del 2006 insegnavo – racconta – alla facoltà di pedagogia ed ero specializzata in lingua e letteratura araba. Sapevo che qui sono molto poveri e che hanno bisogno di persone solide. Ho deciso che c’era bisogno di me qui. Al mio posto all’università in fondo potevano andare tanti altri giovani di belle speranze".

"Qui non c’era nessuno - prosegue -, soprattutto nei quattro villaggi cattolici vicini alla blue line, Ain Ebel, Rumaish, Debel, Kausah (e si potrebbe aggiungere Alma Achaab). Ho conosciuto fasi di depressione, ho pianto tante volte. Io sorridevo e mi guardavano storto. I bimbi erano traumatizzati dalla guerra. Ora li vedete vivaci e allegri (VIDEO). E’ un grande risultato, la mia ricompensa migliore. Gli alunni sono 800, per metà cattolici e per metà musulmani. E’ difficile distinguerli. A Natale cantano tutti in coro 'è nato il bambino divino', comprese alcune giovani velate. Vengono a studiare qui da 19 villaggi del circondario. Qualcuno arriva da Hula, un paesino musulmano che è a un’ora di autobus".

"Siamo tutti cittadini libanesi e questo è il nostro legame profondo - aggiunge -. I cristiani sono il primo obiettivo in Iraq, in Egitto e in Siria. Assad ha garantito finora sicurezza. Lui però dovrebbe cambiare. Dovrebbe concedere più democrazia e più libertà, altrimenti si abbatterà sulla Siria una grande carneficina. I veri estremisti sono i sunniti. Gli hezbollah ci rispettano. Non abbiamo problemi con loro. Se i loro capi dicono di no è no, se è sì è sì, punto. Sente i bimbi? 'Cantano siamo tutti per la Patria' e 'da grandi vogliamo fare i piloti'. Sono una piccola goccia d’olio, può allargarsi in una grande macchia. La situazione generale è angosciosa. In qualsiasi momento può scoppiare un inferno. Ma noi libanesi siamo campioni nell’arte di trovare soluzioni nei momenti più duri".

dall'inviato Lorenzo Bianchi

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