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I residenti: "Un genocidio". Un testimone: "Siamo in trappola". Autobomba fa un massacro. Strage di neonati nelle incubatrici. Mosca: "L'Occidente si muove come un elefante tra i cristalli". Terzi: "Italia irritata". Team Ue verso Damasco
Beirut, 8 febbraio 2012 - Dopo l'incontro di ieri con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il presidente siriano Bashar al-Assad si era detto pronto a "cooperare" per far cessare le violenze in Siria e riportare la stabilità, ma secondo gli attivisti dell'opposizione sono continuati anche stanotte i bombardamenti sulla città di Homs, focolaio della ribellione contro il regime di Damasco. I residenti intanto denunciano che è in corso un vero e proprio "genocidio".
Nelle ultime ore decine di civili sono stati uccisi dal fuoco delle forze di sicurezza siriane, ha riportato l'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo (Sohr), organizzazione non governativa con sede in Gran Bretagna. Da cinque giorni Homs è obiettivo di un'offensiva senza precedenti, e tra le vittime di oggi ci sono anche tre famiglie intere sterminate dai miliziani del regime, ha precisato il Sohr.
"SIAMO IN TRAPPOLA" - "La situazione umanitaria a Homs è disastrosa, da tre giorni siamo sotto i mortai e i proiettili dell'esercito di Assad e non c'è modo di fuggire o trovare rifugio. Siamo in trappola": è la testimonianza concitata di Shadi Juri, abitante di Bab Amro, martoriato quartiere della città, raggiunto telefonicamente dall'Ansa via Skype.
AUTOBOMBA FA UN MASSACRO - Diverse persone sono rimaste uccise e ferite ad Homs a causa di un’autobomba esplosa in un distretto della martoriata città. Lo ha reso noto la tv di stato, attribuendo l’attentato a "bande armate di terroristi".
STRAGE DI NEONATI - Intanto sale a 61 persone uccise il bilancio provvisorio della mattanza in corso da stamani in alcune localita’ della Siria e soprattutto a Homs, dove il taglio dell’energia elettrica avrebbe provocato la morte di 18 neonati tenuti nelle incubatrici. Lo riferiscono i Comitati di coordinamento locali degli attivisti.
USA , SUL TAVOLO L'INTERVENTO MILITARE - Nonostante gli Stati Uniti restino favorevoli a una soluzione negoziata e diplomatica della crisi in Siria, il Pentagono e l'US Central Command hanno cominciato a valutare le diverse capacità a loro disposizione, in modo da preparare eventuali piani di intervento militare. Si tratta di un lavoro di ricerca e pianificazione che punta a offrire diverse possibilità di scelta al presidente Barack Obama qualora questi dovesse optare per la soluzione interventista.
Secondo quanto riferisce in un blog della Cnn la giornalista Barbara Starr, sarebbe il generale James Mattis, capo dello US Central Command, la persona incaricata di raccogliere informazioni sugli assetti disponibili, il tipo di missione da compiere e i rischi per le forze statunitensi. Al momento, in ogni caso, non sarebbe stata presa alcuna decisione. "Il Pentagono sta monitorando da vicino gli sviluppi in Siria. Non farebbe un buon lavoro se non mettesse alcune idee sul tavolo. Ma per ora non è stata presa alcuna decisione su un supporto militare in Siria", ha detto un alto ufficiale Usa.
TEAM UE VERSO DAMASCO - Tre team di emergenza, con esperti in missioni civili e umanitarie, stanno per essere inviati dalla Ue a Beirut, Amman e "possibilmente" Damasco per "coordinare l’azione Ue sul terreno in vista delle future operazioni, inclusa l’evacuazione delle migliaia di cittadini europei" dal paese. Lo riferiscono fonti qualificate Ue.
NUOVE SANZIONI IN VISTA - L’Unione Europea intanto studia nuove sanzioni contro la Siria, nella speranza che il regime "cambi atteggiamento e fermi le violenze contro la popolazione". E’ quanto hanno detto fonti europee, secondo cui le nuove misure restrittive - la 12ma tornata - dovrebbero essere approvate dai ministri degli Esteri dell’Ue alla prossima riunione fissata per il 27 febbraio. Sul tavolo dei diplomatici a Bruxelles c’è l’ipotesi di congelare i beni della Banca centrale siriana, sul modello di quanto fatto nelle settimane scorse con la Banca centrale iraniana, di vietare l’importazione di fosfati ed altri metalli preziosi, tra cui l’oro, e di sospendere i voli commerciali da e per la Siria. "Su questo punto non tutti i Paesi sono d’accordo - hanno sottolineato le fonti - nel timore che ci possano essere conseguenze sull’assistenza umanitaria".
MOSCA CRITICA L'OCCIDENTE - La Russia condanna le violenze in Siria, ma è contro qualsiasi ingerenza straniera e l’Occidente deve agire con cautela: "non ci si può comportare come un elefante in un negozio di cristalli". Lo ha dichiarato il premier russo, Vladimir Putin, durante un incontro con i rappresentanti delle varie religioni. Il capo del governo moscovita, deciso a tornare al Cremlino con le presidenziali di marzo, ha ribadito che, a suo avviso, "bisogna dare alla gente la possibilità di decidere in modo indipendente il proprio destino".
TERZI: ITALIA IRRITATA - In Italia c’è "grande preoccupazione" ma anche "irritazione per il massacro della popolazione siriana" da parte del regime di Bashar Al Assad. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, in un’audizione alla Commissione diritti umani del Senato. Il richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano in Siria è stato deciso anche per "marcare la nostra grande preoccupazione e irritazione nei confronti del massacro del popolo siriano".