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Un'opera teatrale basata sul pensiero di Breivik

Norvegia, polemica per la rappresentazione delle idee del folle

Gli scritti dell’attentatore che nel luglio scorso uccise 77 persone, Anders Behring Breivik, hanno ispirato la nascita di una piece teatrale. Ma i parenti delle vittime reagiscono: "Non lo possiamo accettare". Il killer lo definì sempre “un attacco preventivo contro dei traditori” colpevoli di “pulizia etnica”. Non si è mai dichiarato colpevole

Behring Breivik a Utoya (Ansa)
Behring Breivik a Utoya (Ansa)

Oslo, 20 febbraio 2012 - Un piccolo teatro di Oslo metterà in scena un’opera basata sul pensiero di Anders Behring Breivik, l’attentatore che nel luglio scorso uccise 77 persone: lo ha reso noto il direttore artistico del Drammatikenshus, Kai Johnsen.

“I problemi legati alle stragi del 22 luglio sono già stati discussi per mesi ma i linguaggi utilizzati fino ad ora sono stati soprattutto il gergo legale, quello giornalistico e più di recente quello psichiatrico: ma anche la voce dell’arte è importante per capire e decifrare i problemi” sollevati dagli attentati, ha spiegato Johnsen.

L’opera - scritta dal danese Christian Lollike e che andrà in scena ad ottobre - sarà verosimilmente un monologo e si intitolerà “Manifesto 2083”, in riferimento all’anno in cui - secondo le 1.500 pagine del suo memoriale - l’ideologia difesa da Breivik avrebbe finito per trionfare.

Critiche le reazioni delle famiglie delle vittime: “Non abbiamo nulla contro un pubblico dibattito sulle opinioni dell’estrema destra, sappiamo che usciranno libri, film e perché no anche opere teatrali sulla vicenda: ma non possiamo accettare il formato di questo progetto, un monologo basato sugli scritti di Breivik”, ha dichiarato Trond Blattmann, che nelle stragi ha perso un figlio.

Nell’udienza preliminare del suo processo Breivik ha definito il massacro “un attacco preventivo contro dei traditori” colpevoli di “pulizia etnica” perché favorevoli ad una società multiculturale, insistendo perché gli venisse insignita una medaglia al valor militare.

Noi, movimento di resistenza norvegese, non rimarremo a guardare mentre diventiamo una minoranza nel nostro Paese”, ha proseguito Breivik, sottolineando di aver agito per difendere “il mio popolo, la mia cultura, la mia religione”; l’uomo ha ammesso di essere responsabile delle stragi ma si è rifiutato di dichiararsi colpevole.


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